Il coronavirus in Africa: primi casi anche in Etiopia, Sudan e Guinea

Pubblicato il 15 marzo 2020 alle 6:09 in Etiopia Guinea Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il coronavirus è arrivato a contagiare 18 Paesi africani. Dopo Gabon, Kenya e Ghana, confermano i loro primi casi anche Etiopia, Sudan e Guinea.

Il Sudanha rivelato che il suo primo paziente positivo è deceduto poco dopo aver contratto il virus. L’uomo, sui 50 anni, è la quarta vittima africana, dopo Egitto, Algeria e Marocco. Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute, il paziente infetto aveva visitato gli Emirati Arabi Uniti la prima settimana di marzo. Il Sudan ha bloccato i visti e tutti i voli da e per 8 Paesi, tra cui l’Italia e l’Egitto.

In Guinea, invece, è risultato positivo un impiegato della delegazione dell’Unione Europea. Si tratta di una donna belga che lavora nel Paese africano e che, dopo essere tornata dall’Europa, ha deciso di mettersi in auto-isolamento dopo aver cominciato ad avvertire alcuni sintomi del virus.

Nel caso dell’Etiopia, infine, il paziente positivo è un cittadino giapponese di 48 anni arrivato ad Addis Abeba il 4 marzo. Il Ministero della Salute etiope non ha fornito ulteriori dettagli per il momento.

Anche il Gabon, il Ghana e il Kenya hanno confermato, venerdì 13 marzo, i loro primi pazienti affetti da coronavirus. Nel primo caso, si tratta di un ragazzo di 27 anni tornato dalla Francia l’8 marzo. Nel secondo caso, ad essere stata contagiata è una coppia recentemente tornata dalla Norvegia e dalla Turchia. Nel terzo caso, il virus ha colpito una donna di 27 anni tornata da Londra il 5 marzo dopo un viaggio negli USA. Il governo di Nairobi ha assicurato che sta rintracciando tutte le persone entrate in contatto con la paziente, inclusi i passeggeri del suo volo.

Allo stato attuale, il numero delle persone ancora infette in ciascuno degli Stati del continente è il seguente: 2 in Camerun, 17 in Sudafrica, 2 in Nigeria, 1 in Togo, 2 in Burkina Faso, 4 in Senegal, 5 in Marocco, 15 in Algeria, 7 in Tunisia, 39 in Egitto, 1 in Repubblica Democratica del Congo, 1 in Costa d’Avorio, 1 in Kenya, 1 in Gabon, 2 in Ghana, 1 in Etiopia e 1 in Guinea. In totale, l’Africa ha circa 100 casi confermati. In Egitto, si è registrato un certo calo vista la notizia della guarigione di almeno 27 persone. Anche in Algeria i casi sono diminuiti dopo che almeno 8 persone sono risultate guarite. 

Secondo uno studio della rivista medica Lancet, l’Egitto, l’Algeria e il Sudafrica sono i Paesi africani a più alto rischio di diffusione del virus, in particolare per l’elevato numero di viaggi e le intense relazioni commerciali con la Cina. Le misure adottate dai Paesi africani includono lo screening della temperatura nei punti di ingresso, le raccomandazioni a evitare viaggi in Cina e la diffusione di informazioni sanitarie avanzate sia al personale medico sia al pubblico generale. Tuttavia, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, ha affermato di essere seriamente preoccupato per la diffusione del virus in Paesi con sistemi sanitari deboli, come molti Stati africani. Il timore è che, nonostante la percentuale di letalità del coronavirus sia bassa, questa possa aumentare viste le condizioni in cui vive più del 40% della popolazione africana, ovvero sotto la soglia di povertà. Una caratteristica peculiare del nuovo virus è infatti la velocità di contagio elevata. A gennaio, l’organizzazione ha dichiarato il coronavirus un’emergenza sanitaria mondiale. L’OMS ha poi identificato 13 Stati africani che rischiano di più a causa del volume dei loro collegamenti con la Cina. Tra questi ci sono l’Algeria, l’Etiopia, il Sudafrica e la Nigeria.

Il coronavirus, confermato il 7 gennaio nella città cinese di Wuhan, si è ormai diffuso in più di 115 Paesi. Secondo l’OMS, si tratta di una pandemia.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.