Il coronavirus mette alla prova i limiti dello Stato iraniano

Pubblicato il 14 marzo 2020 alle 6:42 in Iran Medio Oriente

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Il Paese dove la diffusione del coronavirus sembra essere più caotica e incontrollata è l’Iran. Benché Teheran abbia confermato il suo primo caso solo il 19 febbraio, il virus si è diffuso rapidamente e ha infettato tutti gli strati della società iraniana, fino ai vertici. Sin dall’inizio dell’epidemia, i membri del Parlamento e gran parte dell’opinione pubblica hanno accusato lo Stato di nascondere del tutto o di rivelare solo parzialmente la vera portata dell’infezione. Stando agli ultimi dati del 13 marzo, i contagi ammontano a 10.075, il numero dei decessi è pari a 429, mentre le persone guarite sono 3.276. Secondo diverse fonti, il numero dei contagiati non è coerente con quello delle morti accertate. Già il 24 febbraio, mentre le autorità dichiaravano che il numero delle vittime era intorno alla 12 persone, un membro del Parlamento, Ahmad Amirabadi Farahani, rivendicava che il bilancio era almeno cinque volte più alto.

Anche la classe dirigente iraniana è stata colpita dal virus a un livello senza paragoni negli altri Paesi. Secondo una statistica risalente al 3 marzo, è stato calcolato che circa l’8% dei parlamentari iraniani era stato contagiato, provocando in questo modo la sospensione delle sedute dell’Assemblea fino a data da definirsi. Tra le personalità più importanti, sono risultati positivi al virus Iraj Harirchi, viceministro della Salute, Masoumeh Ebtekar, uno dei vicepresidenti iraniani, Mojtaba Zonnour, direttore della Commissione per gli Affari Esteri e la Sicurezza nazionale, Pir-Hossein Kolivand, capo dei servizi di emergenza del Paese, e, in ultimo, Ali Akbar Velayati, uno dei consiglieri della guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Anche le morti tra i membri dell’élite iraniana sono significative. Il primo a soccombere per il virus è stato Hadi Khosroshahi, ex ambasciatore iraniano presso la Santa Sede. Il secondo è stato Mohammad Mirmohammadi, un consigliere dell’Ayatollah. Un’altra vittima è stata anche Hossein Sheikholeslam, ex ambasciatore per la Siria.

Oltre a circolare tra la classe dirigente, il virus si è diffuso anche nelle carceri, inclusa la famosa prigione di Evin. Nazanin Zaghari-Ratcliffe, una prigioniera politica inglese, ha riferito di avere i sintomi tipici del virus ma gli ufficiali iraniani hanno sempre ignorato la sua richiesta di cure. Lo Stato ha preso delle misure senza precedenti per arginare la diffusione del virus tra i carcerati liberando temporaneamente 54.000 prigionieri.

Alcuni ipotizzano che il virus sia entrato nel Paese attraverso i viaggi internazionali dei funzionari iraniani, che avrebbero potuto contrarlo ad esempio in Cina. La sua diffusione nelle carceri e in tutto il reso del Paese è stata invece attribuita al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), i cui membri si spostano spesso in tutto il Paese e sono frequentemente coinvolti anche in alcuni ambienti dell’amministrazione e della politica iraniana.

Lo Stato iraniano è impegnato a fondo nel tentativo di limitare il virus. Sebbene il Paese disponga delle infrastrutture necessarie ad affrontare catastrofi naturali, come i terremoti, un alto tasso di infezioni potrebbe travolgere il sistema sanitario nazionale, come rischia di accadere anche in Italia. Un’altra preoccupazione dei leader iraniani è l’effetto sulla fiducia pubblica. Dopo che l’élite è stata accusata di aver nascosto e minimizzato la reale estensione del virus, la popolazione iraniana è diventata più diffidente rispetto alla sua capacità di contenere l’epidemia e migliorare la situazione. Tutto ciò in un anno in cui le proteste popolari contro la corruzione, la crisi economica e le guerre sono andate avanti per mesi, il più delle volte represse nel sangue dalle forze di sicurezza. Sebbene lo scoppio del virus in Iran abbia messo in luce le contraddizioni e i limiti dello Stato e l’infezione tra le élite abbia messo in pericolo la stessa classe dirigente, l’analista del Medio Oriente citato dal quotidiano The Arab Weekly, Kyle Orton, ha affermato: “Lo Stato iraniano non sembra essere a rischio di caduta imminente ma la cattiva gestione della crisi del coronavirus potrebbe essere il catalizzatore di un altro round di disobbedienza civile”. Eventualmente però, questo scenario potrebbe verificarsi in futuro, perché al momento il popolo iraniano si prepara a un focolaio più ampio. “Per ora, la popolazione è troppo spaventata dal virus ma anche da una eventuale repressione statale. Sono tutti seduti a casa in attesa di sviluppi”, ha chiarito Orton.

Di fronte a tale scenario, Khamenei, il 12 marzo, ha invitato le autorità coinvolte a prendere tutte le misure necessarie per far fronte all’emergenza sanitaria, istituendo altresì centri di cura aggiuntivi e ospedali da campo. Il leader supremo ha poi parlato della presenza di prove che collegherebbero il coronavirus ad un “attacco biologico”. A tal proposito, le forze armate iraniane sono state esortate ad adottare un tipo di “difesa biologica”, volta a contrastare la diffusione del virus.Nella medesima giornata, il 12 marzo, il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, ha lanciato un appello pubblico per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. Parallelamente, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus.

In particolare, Zarif ha richiesto l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. Tuttavia, stando ai dati dello stesso Fondo Monetario Internazionale, l’ultimo prestito concesso all’Iran risale al periodo 1960-1962. Il consiglio di amministrazione del FMI dovrebbe approvare i prestiti concessi dal comitato, ma, in realtà, quasi nessuna decisione può essere presa senza l’approvazione degli Stati Uniti, responsabili di una campagna di massima pressione contro Teheran.

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Chiara Gentili

di Redazione

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