Coronavirus: calo di contagi in Cina e Corea del Sud, negli USA è emergenza nazionale

Pubblicato il 14 marzo 2020 alle 9:10 in Cina USA e Canada

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La Cina e la Corea del Sud hanno dichiarato un calo nella diffusione interna del virus, il 14 Marzo. Negli USA, invece, il crescente numero di contagi ha portato alla dichiarazione dell’emergenza nazionale, creando preoccupazioni e tensioni.

Il numero di persone positive al coronavirus rientrate in Cina dall’estero ha superato il numero di trasmissioni interne, per un totale di 11 casi confermati, 13 decessi e 1430 dimissioni ospedaliere. Questo è quanto si evince dagli ultimi dati pubblicati dalla Commissione Nazionale per la Salute cinese, il 14 marzo. Dei nuovi 11 casi, 4 si sono verificati nella città di Wuhan, dove ha avuto inizio la diffusione del virus, mentre i restanti 7 sono arrivati dall’Italia, dagli USA e dall’Arabia Saudita nelle aree di Shanghai, Gansu e Pechino. Il timore è che la Repubblica Popolare Cinese (RPC), che ha visto un grande calo nella diffusione interna del virus, possa essere esposta ad una seconda minaccia di contagio dall’estero. A oggi, in totale, sono stati 95 i casi confermati entrati nella RPC da altri Paesi, 3.189 le perdite causate dall’epidemia e 80.824 il numero totale di infetti.

Allo stesso tempo, il 14 marzo, la Corea del Sud, che è stata uno dei Paesi maggiormente colpiti dal virus a livello mondiale, ha confermato per il secondo giorno consecutivo un maggior numero di guariti rispetto ai nuovi contagi. In particolare, sono stati 107 i nuovi casi, tre in meno rispetto al giorno precedente, e 204 le dimissioni ospedaliere. Il primo caso si è manifestato nel Paese lo scorso 20 gennaio e da allora il numero di contagi ha avuto un costante aumento fino al 13 marzo, facendo sperare che il contagio stia rallentando anche in Corea del Sud. Stando ai dati dell’ultimo situation report giornaliero dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), lo Stato asiatico ha subito un totale di 7.979 contagi e 66 decessi.

Se da un lato i dati della RPC e della vicina Corea del Sud hanno fatto ben sperare, dall’altro molti Paesi occidentali stanno iniziando a combattere adesso l’esplosione dell’epidemia. In particolare, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale disponendo ulteriori forme di sostegno statale per affrontare l’epidemia, il 13 marzo. Finora, gli USA hanno registrato 1.264 casi confermati e 36 decessi e il presidente ha messo a disposizione 50 miliardi di dollari in aiuti federali agli Stati e alle località colpite.

 Negli scorsi giorni, gli USA hanno temuto anche un contagio del proprio capo di Stato. Lo scorso 7 e 8 marzo, durante un incontro con il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, a Mar a-Lago, Trump ha avuto contatti diretti con il segretario alla Comunicazione della presidenza del Brasile, Fabio Wajngarten, che è risultato positivo al coronavirus, e con un secondo membro dello staff presidenziale brasiliano anch’esso infetto. Tuttavia, il presidente brasiliano è stato sottoposto ad un tampone che è risultato negativo e che verrà ripetuto nei prossimi giorni, non è escluso che anche il presidente Trump sarà a sua volta sotto posto a controlli.

Nella stessa giornata in cui è stata dichiarata l’emergenza nazionale, secondo quanto riportato da un funzionario del governo americano, il Dipartimento di Stato ha convocato l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Cui Tiankai ,per chiarire alcuni commenti del portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, pubblicati su Twitter, il 12 marzo. Questi ha pubblicato un tweet che insinuava un ruolo degli USA nella diffusione del virus a Wuhan e con il quale esortava gli Stati Uniti ad essere maggiormente trasparenti e a pubblicare i propri dati. Il tweet voleva essere una risposta ad una dichiarazione del consigliere sulla sicurezza americano, Robert O’Brien, che ha accusato la RPC di aver reagito lentamente al coronavirus prevenendo una risposta più rapida al virus da parte del resto del mondo. Tuttavia, nella stessa giornata, il presidente Trump ha elogiato la RPC per la condivisione dei dati e ha dichiarato di ritenere tali commenti non rappresentativi dei dialoghi avuti personalmente con il presidente cinese, Xi Jinping.

Il coronavirus si è originato nella RPC dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Stando ai dati rilasciati nel situation report dell’OMS del 13 marzo, dalla Cina il virus si è diffuso in 122 Paesi per un totale di oltre 132.758 casi confermati a livello globale, 3180 decessi nella RPC e 1775 all’estero. L’Italia è stata uno dei Paesi maggiormente colpiti al mondo e il primo in Europa, stando ai dati pubblicati il 13 marzo dal Ministero della Salute il numero totale di casi è arrivato a 14955 con 1266 decessi e 1439 guarigioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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