Yemen: l’esercito controlla il 75% di al-Jawf, Washington minaccia di sospendere gli aiuti

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 9:40 in Medio Oriente Yemen

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Le forze yemenite hanno riferito di aver assunto il controllo del 75% del governatorato di al-Jawf, nel Nord dello Yemen. Parallelamente, l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Kelly Craft, ha riferito che Washington potrebbe sospendere gli aiuti verso le aree yemenite controllate dagli Houthi. Griffiths mette in guardia da un’escalation.

Circa la prima notizia, è stato il portavoce dell’esercito yemenita, il brigadiere Abdo Majali, ad affermare, il 12 marzo, che i ribelli sciiti Houthi hanno subito una grave sconfitta presso il fronte di Khob al-Sha’af, nella provincia settentrionale di al-Jawf, portando, in tal modo, le forze yemenite a prendere il controllo dell’85% di tale area e il 75% dell’intero governatorato. Questo è stato il risultato di un’operazione condotta con successo e che ha causato gravi perdite tra i ribelli, soprattutto nelle aree di al-Yatma, al-Muhashimah e al-Salila. Pertanto, ha specificato Majali, l’esercito yemenita è sempre più determinato a liberare l’intera provincia, grazie anche al sostegno delle tribù locali e delle forze della coalizione internazionale a guida saudita. A tal proposito, è stato specificato, la popolazione locale respinge i ribelli Houthi e ciò favorirà maggiormente l’avanzata delle forze yemenite.

Tale episodio è da collocarsi nel quadro di un’escalation in corso sin dalla metà di gennaio 2020, che ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Altro distretto testimone di scontri è stato Nihm, definito la porta orientale verso la capitale yemenita, dove gli Houthi hanno raggiunto notevoli progressi nel corso delle battaglie. Il primo marzo, i ribelli sono poi riusciti a conquistare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, a seguito di violente battaglie contro le forze congiunte, composte da membri sia dell’esercito nazionale yemenita sia della coalizione internazionale a guida saudita, oltre che dopo almeno tre attacchi aerei. Le forze governative sono state costrette a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Assumere il controllo di al-Jawf ha rappresentato un risultato rilevante per i ribelli Houthi che, in tal modo, sono giunti ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’da e Hajjah. Tuttavia, l’esercito yemenita ha continuato, fin da subito, a condurre attacchi e battaglie per ripristinare il proprio controllo sull’area.

Il 12 marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in occasione della consueta riunione mensile, volta a fare il quadro della situazione in Yemen. È in tale occasione che l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, ha affermato che Washington potrebbe smettere di prestare sostegno ai programmi di aiuto nelle aree yemenite poste sotto il controllo dei ribelli entro quindici giorni, a meno che gli Houthi non ostacolino più il lavoro delle organizzazioni umanitarie e delle Nazioni Unite.

A tal proposito, è stato evidenziato come il Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme, WFP) ha sospeso parte dei propri aiuti, consistenti in risorse alimentari, tra giugno e agosto 2020, nella città di Sana’a, viste le operazioni di saccheggio e sequestro per mano degli Houthi. Ciò ha arrecato danni a circa 850.000 yemeniti, bisognosi di tale assistenza. Successivamente, grazie a un accordo con i ribelli stessi, gli aiuti sono stati ripristinati, ma le organizzazioni umanitarie continuano a incontrare ostacoli nelle proprie missioni, posti talvolta anche dal governo, il quale blocca alcuni progetti e proposte avanzati.

Secondo quanto riportato il 12 marzo dall’inviato delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, lo Yemen si trova ad affrontare, al momento, una situazione critica e il Paese potrebbe presto assistere ad una ulteriore violenta escalation. Ciò, a detta dell’inviato, aggraverà le condizioni e le sofferenze della popolazione yemenita, ostacolando nuovamente i negoziati verso una possibile risoluzione politica. Al centro di tale escalation vi è al-Jawf che, secondo Griffiths, potrebbe causare un effetto a catena anche nel resto del Paese. Altra area fonte di preoccupazione è poi Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen. Tuttavia, l’inviato si è detto speranzoso circa una possibile de-escalation che possa nuovamente riaprire le porte al cammino politico.  

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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