Turchia e Russia definiscono nuovi dettagli del cessate il fuoco ad Idlib

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 20:31 in Medio Oriente Siria

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I delegati turchi e russi hanno concordato nuovi dettagli del cessate il fuoco nella provincia nord-occidentale siriana di Idlib, secondo quanto ha riferito il ministro della Difesa turco, il 13 marzo.

I colloqui di 4 giorni tra le delegazioni militari turche e russe, che hanno avuto luogo presso il Ministero della Difesa Nazionale turco, ad Ankara, si sono conclusi il 13 marzo. Durante l’ultimo incontro, le parti hanno concordato la stesura di un documento in cui si spiegano i termini principali del cessate il fuoco a Idlib. Questo testo è stato firmato dai delegati turchi e russi ed è entrato in vigore formalmente, secondo quanto ha comuncato ai giornalisti il ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar. Di conseguenza, la prima pattuglia congiunta della Turchia e della Russia a Idlib sarà condotta il 15 marzo. Akar ha anche affermato che i due Paesi istituiranno centri di coordinamento congiunti nella regione.

In base all’accordo di cessate il fuoco, tutte le attività militari a Idlib devono fermarsi e deve essere rispettato un corridoio di sicurezza 6 chilometri a Nord e Sud dell’autostrada M4, un arteria chiave della zona. Sottolineando l’importanza del cessate il fuoco, Akar ha affermato che ci sono ottime possibilità che il flusso di rifugiati in fuga da Idlib si sia fermato e che possano iniziare i rientri dei cittadini siriani ora situati all’estero. Il cessate il fuoco è stato concordato il 5 marzo da Ankara e Mosca, dopo settimane di scontri via terra e via aerea che hanno visto impegnate le forze di Assad, sostenute dalla Russia, ed i gruppi ribelli, supportati dalla Turchia. 

Questo complesso scacchiere si muove sullo sfondo della guerra civile in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, come conseguenza delle cosiddette “primavere arabe” che hanno sconvolto il Nord Africa e il Medio Oriente. Nello specifico, la provincia di Idlib, al confine con la Turchia, rappresenta l’ultima enclave dei ribelli che si sono opposti al regime di Assad. A partire dalla fine del mese di aprile 2019, Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, che si è intensificata nel mese di dicembre 2019. Ad Idlib, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

Fino all’ultima crisi, Putin ed Erdogan erano riusciti a coordinare i propri interessi in Siria. Tuttavia, dopo la morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio, Ankara ha annunciato l’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation. Sia la Turchia sia la Russia hanno espresso forte preoccupazione di fronte a tale crescita delle violenze, ma si sono anche dette riluttanti ad portare avanti un conflitto diretto in Siria. Mosca ed Ankara, nello specifico, sono legate da grandi interessi nel settore energetico.

Tali interessi girano prevalentemente intorno al TurkStream, un progetto dell’azienda turca Botam e della russa Gazprom. Si tratta di un gasdotto dalla storia complessa, la cui costruzione è iniziata a maggio 2017. Le prime forniture di gas in Bulgaria attraverso tale struttura sono iniziate il primo gennaio 2020. Il gasdotto ha una capacità totale di 31,5 miliardi di metri cubi e la sua prima linea di questo gasdotto trasporterà 15,75 miliardi di metri cubi di gas russo verso i consumatori turchi. La seconda linea, invece, trasporterà altri 15,75 miliardi di metri cubi verso l’Europa, attraverso la Turchia. Entrambi i Paesi, acquistano grande rilevanza energetica mantenendo viva questa partnership strategica, tanto che gli Stati Uniti si sono fortemente opposti a questo progetto. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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