Lo stallo politico in Afghanistan

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 15:10 in Afghanistan Asia

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Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha dichiarato che il prossimo governo rappresenterà la volontà di tutto il popolo afgano, mentre il Paese si trova in un momento di stallo politico. Intanto, il ritiro statunitense continua e crescono le incomprensioni con i talebani.

“È arrivato il capitolo della solidarietà e dell’unità, il prossimo governo rifletterà la volontà dell’intera popolazione del Paese. Il prossimo esecutivo dimostrerà la volontà della nostra nazione e sarà un servitore della nazione”, ha dichiarato Ghani, in un discorso tenuto il 12 marzo. Le parole del presidente arrivano in un momento di stallo politico che sta sconvolgendo l’Afghanistan, a seguito all’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali, avvenuto il 18 febbraio.

Il principale rivale politico di Ghani, Abdullah Abdullah, ha tenuto una cerimonia di inaugurazione del proprio governo, il 9 marzo, dopo aver dichiarato di aver vinto le elezioni, contrariamente a quanto ha annunciato invece la Commissione Elettorale del Paese. Tuttavia,Abdullah ha accolto con favore la decisione delle Nazioni Unite di intervenire per risolvere l’attuale situazione di stallo politico nel Paese. A seguito della dichiarazione di vittoria da parte del suo rivale, Ghani ha emanato un decreto, il 12 marzo, con cui ha annunciato la fine dell’ufficio del capo esecutivo, la nomina con cui Abdullah ha partecipato all’ultimo goverrno.

L’ufficio del capo esecutivo è stato istituito nel 2014 tramite un accordo di condivisione del potere, negoziato per risolvere una precedente crisi elettorale che coinvolgeva Ghani e Abdullah. Il rivale dell’attuale presidente, in una dichiarazione del 12 marzo, ha dichiarato che il governo di unità nazionale “è terminato” dopo la sua cerimonia di giuramento e che “presto verrà introdotto ufficialmente il direttore generale del governo inclusivo”. “Mohammad Ashraf Ghani, ex presidente del governo di unità nazionale, non è più in carica e i suoi decreti e ordini non sono validi”, ha affermato Abdullah.

Intanto, Ghani ha firmato un decreto per perdonare e liberare 1.500 prigionieri talebani, al fine di dare inizio ai colloqui di pace tra il governo e i talebani. Secondo la prima parte del provvedimento, i rilasciati sono tenuti a firmare un documento scritto in cui si impegnano non tornare in guerra. La seconda parte sottolinea che la liberazione di 1.500 talebani è un gesto di buona volontà  da parte del governo e sarà avviata il 14 marzo, nelle carceri di Parwan. Ogni giorno verranno rilasciati 100 prigionieri talebani in considerazione di età, stato di salute e tempo rimanente da scontare. Infine, il provvedimento prevede che, con l’inizio dei colloqui diretti tra il governo afgano e i talebani, ogni 2 settimane verranno rilasciati 500 prigionieri, a condizione che venga rispettata una forte riduzione della violenza. 

Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti al decreto di Ghani. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani, firmato a Doha, il 29 febbraio. “È correttamente spiegato nell’accordo di pace che i primi 5.000 prigionieri sarebbero stati liberati e poi sarebbe stato avviato il dialogo afgano”, ha dichiarato Suhail Shaheen, l’11 marzo. “Non abbiamo mai accettato alcuna liberazione condizionata dei prigionieri. Se qualcuno lo sostiene, va contro l’accordo di pace che abbiamo firmato il 29 febbraio”, ha aggiunto il portavoce dei talebani. Tali incertezze arrivano il giorno dopo l’inizio del ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Paese, il 10 marzo. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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