Le carceri ai tempi del coronavirus: il Bahrein rilascia 901 detenuti

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 15:17 in Bahrein Medio Oriente

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La diffusione del coronavirus ha sollevato disordini e preoccupazioni anche all’interno delle carceri. Il Bahrein, precedentemente condannato per le condizioni delle proprie prigioni, ha agito rilasciando 901 detenuti.

La decisione è giunta il 12 marzo, attraverso un’ordinanza reale del re Hamad bin Isa Al Khalifa, il quale ha concesso la grazia a 901 prigionieri, mentre altri 585, già a metà del periodo di detenzione previsto, sconteranno il resto della sentenza in centri riabilitativi o all’interno di programmi di formazione. Secondo il Bahrain Institute for Rights and Democracy (BIRD), si tratta di una delle maggiori amnistie messe in atto dal Regno sin dalle rivoluzioni del 2011 contro la monarchia. Questa volta, l’obiettivo cardine dell’ordinanza è contenere la diffusione del coronavirus, che in Bahrein ha registrato almeno 189 casi positivi.

È lo stesso decreto a parlare di “motivi umanitari”, nel quadro dell’emergenza sanitaria in corso. Tuttavia, il ministro dell’Interno, Sheikh Rashid bin Abdullah al-Khalifa, ha affermato che dietro la decisione di rilascio vi è stato un esame approfondito, volto a comprendere i detenuti in grado di soddisfare specifiche condizioni oggettive e legali. I criteri volti a determinare l’amnistia per motivi umanitari, è stato affermato, sono stati stabiliti tenendo conto altresì di disposizioni di legge e accordi internazionali in materia di diritti umani, così come dell’età o delle condizioni di salute dei detenuti, alcuni dei quali necessitano di cure speciali. Circa i detenuti stranieri, poi, è stato loro concesso di continuare a scontare il resto della pena nei propri Paesi di origine.

La diffusione del coronavirus ha causato disordini nelle carceri a livello internazionale. Tale fenomeno ha riguardato altresì l’Iran, dove il 9 marzo, il capo della magistratura, Ebrahim Raisi, aveva riferito che circa 70.000 prigionieri erano stati temporaneamente rilasciati a causa dell’epidemia. Il rilascio è stato consentito solo alle condanne a meno di 5 anni. In tale quadro, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Arabiya, l’11 marzo, quattro parlamentari iraniani hanno inviato una lettera al Ministro della Sanità iraniano, chiedendo di concedere il rilascio per i prigionieri politici detenuti nelle carceri del Paese. Tale richiesta si aggiunge a quella di Javaid Rehman, il relatore speciale dell’Onu per i Diritti Umani, il quale ha esortato il governo di Teheran a rilasciare temporaneamente tutti i prigionieri, viste le difficili condizioni in cui versa il Paese a causa della diffusione del coronavirus.

La mossa del Bahrein, tuttavia, giunge dopo le numerose denunce presentate dalle organizzazioni per i diritti umani contro il Regno, a causa delle condizioni e delle pratiche subite dai prigionieri. Secondo l’organizzazione non governativa statunitense Freedom House, il Bahrein rappresenta uno degli Stati più repressivi del Medio Oriente, in cui torture, esecuzioni illegali e abusi dei diritti umani vengono spesso praticati ma non denunciati.

È stata altresì l’organizzazione Human Rights Watch (HRW) ad affermare come, sin dal 2010, siano numerosi gli attivisti dell’opposizione arrestati e sottoposti a torture, dopo essersi ribellati alla monarchia. È stato dichiarato che le autorità hanno dimostrato una politica di tolleranza zero per qualsiasi pensiero politico libero e indipendente e hanno imprigionato, esiliato o intimidito chiunque criticasse il governo. Nel mese di ottobre 2019, HRW ha altresì denunciato la mancanza di cure mediche o di assistenza alle persone più anziane. Si tratta di un fenomeno segnalato anche all’interno delle carceri femminili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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