Iraq: gli USA si vendicano, raid aerei contro milizie filoiraniane

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 8:39 in Iraq USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno condotto raid aerei in Iraq, contro milizie filoiraniane, tra cui le Brigate di Hezbollah, nella tarda serata del 12 marzo. Si tratta di una ritorsione per l’attacco dell’11 marzo contro una base irachena che ospita forze della coalizione anti-ISIS e che ha causato la morte di due soldati statunitensi e uno britannico.

A riferire dei raid del 12 marzo, il Pentagono stesso, il quale ha dichiarato che si è trattato di “attacchi di precisione difensivi”, in cui le forze statunitensi hanno colpito strutture situate “in tutto l’Iraq” appartenenti alle cosiddette Brigate di Hezbollah, inclusi cinque depositi di munizioni, in cui erano presenti armi impiegate per colpire le truppe statunitensi e della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico. Nello specifico, i raid sono stati lanciati contro quattro località diverse all’1:30 tra il 12 ed il 13 marzo, a detta di un soldato iracheno. Tra i luoghi colpiti, un aeroporto iracheno in fase di costruzione situato nella città santa di Karbala, come confermato altresì da un funzionario dell’aeroporto. L’obiettivo degli USA, è stato specificato, è stato rispondere alla minaccia posta dal gruppo sciita, appoggiato dall’Iran, e limitare le capacità dei gruppi filoiraniani di condurre attacchi contro le forze statunitensi.

Secondo quanto riferito da un corrispondente di Al-Jazeera, gli attacchi hanno altresì colpito altre milizie legate alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), situate nel Sud della capitale irachena Baghdad, nello specifico nell’area di Jurf Sakhar, e in altre città meridionali quali Babil, Bassora e Salah al-Din. Tuttavia, sino ad ora, non vi sono state indicazioni su eventuali morti o feriti.

Le cosiddette “Brigate di Hezbollah” sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, noto altresì con il nome di Kataib Hezbollah, supportato dall’Iran e particolarmente attivo nel corso della guerra civile sia irachena sia siriana. Inoltre, durante la guerra in Iraq, dal 2003 al 2011, il gruppo ha combattuto contro le forze statunitensi. Le Brigate rappresentano il braccio armato delle Forze di Mobilitazione Popolare e sono state già protagoniste dell’escalation di eventi che ha visto Washington e Teheran condurre attacchi sul suolo iracheno tra la fine del 2019 e gli inizi del 2020.

Il quadro delle tensioni comprende l’episodio dell’8 gennaio, data in cui l’Iran ha attaccato due basi irachene, che ospitano truppe statunitensi, con una raffica di missili. Le due basi colpite si trovano una nel governatorato settentrionale di Erbil, mentre l’altra nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale. In tale occasione, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) aveva affermato, tramite una dichiarazione su Telegram, che si era trattato dell’inizio di una “vendetta spietata”, volta a vendicare la morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso il 3 gennaio, a seguito di un raid ordinato dal presidente degli USA, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Precedentemente, il 27 dicembre, un attacco missilistico contro una base militare irachena aveva causato la morte di un civile statunitense, che si trovava nella struttura per lavoro. Il 29 dicembre, poi, l’esercito statunitense ha condotto attacchi aerei di ritorsione contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah situate in Siria e in Iraq. A tali episodi hanno fatto seguito due giorni di sconvolgimenti presso l’ambasciata statunitense a Baghdad, situata nella cosiddetta Green Zone.

L’ultimo episodio è, tuttavia, dell’11 marzo. In tale data, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, situata ad al-Taji, a 85 chilometri a Nord della capitale irachena Baghdad, causando la morte di due uomini statunitensi e uno britannico, oltre al ferimento di altri 12 soldati. Già il 12 marzo, leader militari degli Stati Uniti avevano minacciato un attacco di ritorsione contro le milizie sciite irachene, ritenute responsabili di tale accaduto, e Trump aveva dato al Pentagono l’autorità a rispondere all’assalto.

Nella tarda serata del 12 marzo, poi, anche il segretario della Difesa del Regno Unito, Ben Wallace, si è detto a favore della risposta statunitense, affermando come le forze della coalizione presenti in Iraq lavorino fianco a fianco, riservandosi il diritto di autodifendersi. “Sosteniamo il diritto degli USA di autodifendersi, come hanno fatto stanotte” sono state le parole di Wallace.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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