Coronavirus, Spagna: Sánchez non esclude ricorso allo stato di allerta

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 12:37 in Europa Spagna

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Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha respinto questo giovedì 12 marzo che ci siano “discrepanze” con le Comunità autonome nella lotta contro la pandemia di coronavirus, che ha colpito più di 3.700 persone in Spagna, compresi membri del governo e parlamentari, e che è costato la vita almeno a 87 persone. Sánchez ha sottolineato la “cooperazione straordinaria” di tutte le Amministrazioni e ha chiarito che le misure adottate saranno prese congiuntamente con i governi autonomi.

Tuttavia, il capo dell’esecutivo si è riservato l’applicazione di qualsiasi misura ritenuta appropriata per affrontare la peggiore situazione di salute pubblica nella storia moderna in Spagna. Ciò include la chiusura della Comunità di Madrid, la più colpita dall’epidemia di Covid-19, che non ha escluso dopo essere stata espressamente interrogato in merito in una conferenza stampa atipica, senza presenza fisica dei giornalisti, che ha offerto questo giovedì. Il governo si riserva di dichiarare lo stato costituzionale di emerganza per far fronte alla crisi sanitaria, uno scenario dinamico che cambia non solo di giorno in giorno, ma nel giro di poche ore.

Lo stato di allerta, regolato dall’articolo 116 della Costituzione e dalla legge organica 4/1981, consentirebbe al Consiglio dei ministri di adottare misure straordinarie in tutta la Spagna o in parte del territorio in vari casi, tra cui “epidemie e gravi situazioni di contaminazione”. Questo stato, previsto per quando le circostanze rendono impossibile mantenere la normalità attraverso poteri ordinari, autorizza il governo a porre sotto il suo comando tutti i funzionari pubblici e dipendenti, comprese le forze di polizia, di tutte le Amministrazioni e imporre “servizi straordinari per loro durata o natura”.

La dichiarazione dello stato di allerta, a differenza degli stati di emergenza e di assedio, non influisce, in linea di principio, sulla validità dei diritti fondamentali, come la libertà di espressione o di stampa o la libertà di dimostrazione. Tuttavia, consente al governo di “limitare la circolazione o la permanenza di persone o veicoli in determinati orari e luoghi”. Autorizza inoltre il governo a “esercitare richieste temporanee di ogni tipo di merce e imporre prestazioni personali obbligatorie”, “intervenire e occupare temporaneamente industrie, fabbriche, officine, fattorie o locali di qualsiasi natura, ad eccezione delle case private”, “limitare o razionare l’uso di servizi o il consumo di beni di prima necessità” o “emettere gli ordini necessari a garantire l’offerta dei mercati”.

Al momento le istituzioni spagnole, nonostante le dichiarazioni di Sánchez, procedono in ordine sparso. I governi andaluso, catalano, basco, galiziano, murciano e canario hanno chiuso i centri educativi a partire da oggi, 13 marzo, si uniscono quindi a Madrid e La Rioja, che li avevano chiusi nei giorni scorsi. Il Ministero dell’Istruzione ha consigliato anche al resto delle Comunità autonome di chiudere le scuole. Gli assembramenti di persone sono vietati in Castiglia-La Mancha, Madrid, La Rioja, Paesi Baschi. I congressi sono sospesi anche a Murcia e in Aragona. La Catalogna ha creato una zona rossa, valida per le prossime due settimane, che include i comuni di Igualada, Òdena, Vilanova del Camí e Santa Margarida de Montbui, tutti in provincia di Barcellona, per un totale di circa 70.000 persone. Limitazioni a bar e ristoranti a Madrid, ma non nel resto del paese.

La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, sulla falsariga dell’italiano #iorestoacasa, ha lanciato una campagna tramite Twitter con l’ hashtag #quedateencasa in cui raccomanda il confinamento alla popolazione per evitare il contagio. L’iniziativa nasce dopo che l’evoluzione di Covid-19 nella regione ha lasciato 364 nuovi casi il 12 marzo, tra cui quelli del Ministro dell’uguaglianza e delle parti opportunità, Irene Montero, della Vicepresidente del Congresso, Ana Pastor, e del leader di Vox, Santiago Abascal. In totale, il numero di persone colpite a Madrid ammonta a 1.955, oltre la metà di quelli registrati in tutto il paese, e i morti sono 56.

Numerose famiglie hanno portato bambini e anziani dalla capitale nelle seconde case, in particolare nella Regione di Murcia e nel Levante, causando le proteste delle autorità di Murcia e Valencia. I supermercati della località vacanziera di La Manga del Mar Menor (Murcia) sono stati presi d’assalto da centinaia di madrileni.

Frattanto il Marocco ha chiuso, alle 6 del mattino di oggi, le frontiere marittime e terrestri con la Spagna. Poche ore dopo l’enclave nordafricana spagnola della Città autonoma di Melilla ha confermato i primi due casi di positività.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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