Anche l’Egitto svolge un ruolo in Siria

Pubblicato il 13 marzo 2020 alle 11:46 in Egitto Siria

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Il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, sulla base di fonti egiziane, ha rivelato alcuni dettagli sul ruolo del Cairo nel Nord della Siria. L’obiettivo è, ancora una volta, frenare la Turchia.

Secondo quanto riferito, la prima mossa è da far risalire al contributo offerto dall’Egitto alla creazione di un canale di comunicazione tra il governo siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad, e il Consiglio Democratico Siriano, l’ala politica delle Syrian Democratic Forces (SDF), il principale obiettivo delle campagne in Siria avviate dal presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan. A tal proposito, alla fine del mese di febbraio, Il Cairo è stata testimone di un incontro tra il capo dell’Ufficio dei servizi di sicurezza nazionali del regime siriano, Ali Mamluk, e il capo del Consiglio Democratico Siriano, Riad Darar, che ha visto altresì la presenza del capo dei servizi di sicurezza egiziani, il generale Abbas Kamel. Secondo quanto riferito dalle fonti, il meeting è giunto a seguito di contatti mediati dal Cairo e sforzi profusi da questo sin dalla fine del 2019.

Il sostegno egiziano, è stato affermato, è stato altresì accompagnato da quello prestato da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE). Tutti e tre i Paesi, tuttavia, non si sono fermati alla semplice assistenza a livello politico, ma hanno altresì fornito supporto militare, sia in termini di armi “sofisticate” e munizioni, sia in termini di coordinamento e consigli tra le forze dell’intelligence, riguardanti soprattutto la natura delle forze turche affrontate dalle SDF nella Siria Nord-orientale. Inoltre, a detta delle fonti, Riad e Abu Dhabi forniscono alle Syrian Democratic Forces ingenti somme di denaro, attraverso movimenti coordinati proprio dal Cairo. Non da ultimo, l’Egitto ha offerto loro di aprire un ufficio di rappresentanza politica e diplomatica nella capitale egiziana, che va ad aggiungersi alla copertura mediatica fornita da alcuni media egiziani.

Parallelamente, le fonti hanno altresì riferito che, nel prossimo periodo, circa 3mila combattenti siriano dovrebbero essere trasferiti dalla Siria in Libia, ma questi verranno dapprima trasportati per via aerea in Egitto e, successivamente, potranno entrare nei territori libici oltrepassando il confine egiziano. A tal proposito, è stato evidenziato che il coordinamento egiziano è essenziale in tale operazione e che la scelta dei combattenti non è stata casuale. Si tratta di persone che conoscono le tecniche di combattimento impiegate dalla Turchia e che, pertanto, potrebbero meglio affrontare il medesimo avversario anche in terra libica, a fianco dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Era stato sempre il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed a rivelare della recente visita svolta a Damasco dal generale Abbas Kamel, dove ha incontrato il siriano Mamluk. Anche in tale occasione, sono state prese in esame le strategie volte a limitare l’influenza di Ankara nel Mediterraneo Orientale, oltre a rafforzare l’alleanza russa-siriana-egiziana in Libia.

In tale quadro, il quotidiano ha riferito che l’8 marzo, un aereo da guerra elettronico egiziano è atterrato nella base aerea militare di Sarrin, situata nei pressi della città di Ain al-Arab, nella provincia Nord-orientale siriana di Aleppo. A tal proposito, alcune fonti hanno rivelato altresì della presenza di coordinatori militari egiziani sul posto, per facilitare la comunicazione tra le parti. Secondo quanto riportato, si tratta di un Lockheed EC-130H Compass Call, un aereo volto ad ostacolare le comunicazioni nemiche attraverso particolari contromisure elettroniche o a condurre attacchi informatici.

Il conflitto in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Dal 6 marzo scorso, la Turchia e la Russia hanno raggiunto un’intesa per il cessate il fuoco a Idlib, la regione Nord-occidentale e ultima roccaforte posta sotto il controllo dei ribelli, al centro di una violenta offensiva. Le forze di opposizione ricevono il sostegno di Ankara, mentre il regime è coadiuvato da Mosca.

L’Egitto, dal canto suo, non si è mai esplicitamente schierato a favore del regime o dei ribelli. Tuttavia, già nel 2016, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, aveva affermato che la priorità del suo Paese era sostenere gli “eserciti nazionali”, forze armate siriane incluse, e, al contempo, si era detto a fianco della volontà del popolo siriano e a favore di una soluzione politica. Non da ultimo, Il Cairo ha altresì espresso interesse per le operazioni di ricostruzione, una volta terminata la guerra, con aziende e imprenditori egiziani che si sono già detti disposti ad investire e a partecipare alla ricostruzione della Siria.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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