Tunisia: i primi colloqui del nuovo ministro degli Esteri, Italia in prima linea

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 11:56 in Italia Tunisia

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Il neo ministro degli Esteri della Tunisia, Noureddine Erray, ha ricevuto, mercoledì 11 marzo, l’ambasciatore dell’Arabia Saudita, Mohamed Ben Mahmoud El Ali, e quello degli Emirati Arabi Uniti, Rached Mansouri. Secondo quanto reso noto dal Ministero, Erray ha sottolineato l’importanza di consolidare la cooperazione economica con entrambi i Paesi. In particolare, per quanto riguarda i rapporti con l’Arabia Saudita, il ministro ha evidenziato l’importanza di incoraggiare gli imprenditori sauditi a investire in Tunisia sfruttando tutte le possibilità per aumentare gli scambi commerciali. Quanto agli Emirati, Erray ha auspicato di accelerare il ritmo dei rapporti economici, impegnandosi a lavorare quanto prima all’organizzazione della settima sessione della commissione mista tunisino-emiratina, da tenere in Tunisia.

Nella giornata di martedì 10 marzo, il ministro Erray aveva incontrato nella capitale l’ambasciatore d’Italia Lorenzo Fanara e il rappresentante diplomatico della Francia, Olivier Poivre D’Arvor. Fanara è stato il primo a fare visita al nuovo capo della diplomazia tunisina e l’incontro, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri di Tunisi, è stato l’occasione per affrontare i vari aspetti della cooperazione tra i due Paesi, sia nell’ambito dei rapporti bilaterali sia nel quadro delle relazioni con le istituzioni europee. I temi principali trattati durante il colloquio sono stati quelli della sicurezza regionale, del rilancio degli investimenti, della cooperazione bilaterale e del contenimento del coronavirus. Riguardo a quest’ultimo aspetto, è stata ribadita l’importanza di promuovere il coordinamento tra le autorità di Tunisi e quelle di Roma al fine di sostenersi vicendevolmente nella lotta contro il virus. Da parte sua, l’ambasciatore italiano ha lodato le solide relazioni bilaterali e di amicizia tra Italia e Tunisia, ha portato gli auguri del suo Paese al nuovo governo tunisino e ha sottolineato che l’Italia continuerà il suo sostegno all’alleato nordafricano nelle sue sfide economiche e di sicurezza. L’incontro ha toccato anche diversi temi regionali e internazionali, di interesse comune, in primo luogo la Libia, ed è servito a pianificare tutti i preparativi per la futura visita del ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, in Tunisia.

Il Parlamento tunisino ha votato la fiducia al nuovo governo di coalizione, proposto dal primo ministro Elyes Fakhfakh, il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo presentata dal neopremier è composta da 30 ministri e da 2 sottosegretari. Sei sono le donne a cui è stato affidato un incarico all’interno del nuovo esecutivo, una delle quali posta a capo del Ministero della Giustizia. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, è richiesta una notevole spesa pubblica e riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche. Il nuovo governo dovrà anche garantire nuovi finanziamenti esterni, per un valore di 3 miliardi di dollari, dal momento che, ad aprile, è prevista la fine del programma di prestiti del Fondo monetario internazionale.

Il voto del 26 febbraio è arrivato dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, aveva rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato da Ennahda. Il premier designato dal partito islamico non era riuscito a ottenere i voti favorevoli della maggioranza dell’Assemblea, fermandosi a 72 contro i 130 necessari. 

Erano circa 4 mesi che la Tunisia attendeva un nuovo esecutivo. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non erano riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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