Tensioni Grecia-Turchia: aerei caccia turchi sorvolano il confine

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 12:55 in Grecia Turchia

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Due aerei caccia F-16 della Turchia hanno effettuato sorvoli non autorizzati presso il confine con la Grecia. Poco dopo, altri due velivoli turchi hanno sorvolato sulle isole del Mar Egeo. 

Per quanto riguarda il primo sorvolo, Ekathimerini rivela che è avvenuto alle ore 2:50 dell’11 marzo, quando due F-16 turchi si sono addentrati nella porzione settentrionale di Evros, regione greca al confine con la Turchia, a un’altitudine massima di 3 chilometri, ma anche a una quota inferiore. 

Poco dopo, inoltre, altri due caccia F-16 della Turchia hanno sorvolato su un arcipelago di isolotti, il Kalogeroi, nella porzione centrale del Mar Egeo, questa volta a un’altitudine di 7.9 chilometri. Le ultime violazioni dello spazio aereo della Grecia da parte della Turchia nell’Egeo, in corso ripetutamente dallo scorso 16 gennaio, erano avvenute nel corso delle giornate del 4 e del 5 marzo, quando i caccia avevano sorvolato l’isola di Ro, nella porzione orientale dell’Egeo, a poca distanza da Castelrosso (Kastellorizo), PanagiaChios e Oinouses, anch’esse nella porzione orientale del Mar Egeo. 

I sorvoli dell’11 marzo, tuttavia, sono da interpretarsi, sostiene Ekathimetini, come una “indicazione della determinazione di Ankara di innalzare il clima di tensione”, essendo questi giunti a poche ore di distanza avvenuti poche ore dall’avvicinamento di una nave turca ad una imbarcazione della Guardia Costiera ellenica nei pressi di KosIn maniera simile, commentando l’incidente tra le imbarcazioni dei due Paesi a largo di Kosil ministro delle Spedizioni di Atene, Yannis Plakiotakis, aveva dichiarato che lo scopo della Turchia è chiaro: “provocare un incidente nell’Egeo”. 

Lo scontro tra le due imbarcazioni era stato rivelato dal Ministero dei Trasporti e delle Spedizioni di Atene, il quale aveva riportato il “tentativo intenzionale” dell’imbarcazione turca di urtare contro la Guardia Costiera greca. L’incidente, avvenuto all’interno delle acque territoriali della Grecia, non ha causato morti o feriti, ma solo lievi danni all’imbarcazione ellenica.  

Poco dopo, tale incidente era stato oggetto di una conferenza stampa del portavoce del Governo ellenico, Stelios Petsas, il quale aveva rivelato di aver convocato l’Ambasciatore della Turchia ad Atene, Burak Ozugergin, per ottenere spiegazioni. 

Il Ministero degli Affari Esteri di Atene ha dichiarato di non essere stato colto di sorpresa dagli atteggiamenti della Turchia, le cui azioni e dichiarazioni sono “inaccettabili e possono essere condannate”. Tale condotta, ha aggiunto il Ministero, è la conseguenza di un atteggiamento in continua escalation, il quale oltrepassa i limiti e la logica dell’Europa, i quali saranno tutelati dalla Grecia con tutti i mezzi a sua disposizione.  

Nella stessa giornata, era stato anche riportato un ulteriore incidente tra Grecia e Turchia, questa volta avvenuto presso la frontiera terrestre. Nello specifico, era stato rivelato che alcuni agenti delle Forze speciali della Turchia avevano sparato contro un mezzo militare della Grecia stazionato al confine terrestre tra i due Paesi.   

Quanto avvenuto si inserisce nel clima di tensioni tra Grecia e Turchia, in crescita da dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese.    

La Turchia sostiene che almeno 142.000 migranti hanno abbandonato le regioni di Edirne e Evros per recarsi presso il confine con la Grecia, la quale, dal canto suo, ha affermato di aver respinto almeno 963 stranieri intenti a varcare il confine nelle sole 24 ore tra il 9 e il 10 marzo.     

Atene, inoltre, sostiene di avere “prove schiacchianti” in merito alla strategia della Turchia che si cela dietro lo spostamento di migranti e rifugiati al confine con la Grecia. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con la Turchia, dato che questa sostiene di non aver mai ricevuto del tutto gli aiuti economici promessi da Bruxelles. L’UE, invece, ha più volte ribadito di aver speso l’intera cifra, pari a circa 6 miliardi di euro, ma destinando parte del fondo alle organizzazioni internazionali coinvolte e non direttamente alla Turchia.     

Intanto, date le tensioni al confine, entrambi i Paesi hanno deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Nello specifico, Ankara ha schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia     

A seguito dell’innalzamento dei criteri di sicurezza, Ankara ha più volte accusato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Anche il 9 marzo, l’agenzia stampa turca, Anadolu, ripresa dallo Yeni Safak, ha riportato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia della Grecia contro i migranti alla frontiera.     

Da parte sua, Atene ha più volte respinto le accuse di Ankara, etichettando tali notizie come “fake news”.      

In tale clima, il 12 marzo, il ministro per la Protezione dei Cittadini della Grecia, Michalis Chrysochoidis, e il direttore esecutivo dell’Agenzia europea di guardia costiera e frontaliera, Frontex, Fabrice Leggeri, si sono recati al confine tra i due Paesi per supervisionare il dispiegamento dei militari inviati dagli Stati Membri dell’UE in aiuto della Grecia. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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