Sudan: anche l’FBI indaga sul tentato omicidio del primo ministro Hamdok

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 18:11 in Sudan USA e Canada

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L’FBI aiuterà il Sudana indagare sui responsabili del tentato omicidio del primo ministro, Abdalla Hamdok. È quanto ha riferito, mercoledì 11 marzo, il ministro sudanese della Cultura e dell’Informazione, Faisal Mohammed Saleh, specificando che un team del Federal Bureau of Investigation è già arrivato nel Paese e si unirà ai servizi di intelligence sudanesi. Gli ispettori americani porteranno competenze e tecniche utili e idonee a questo tipo di casi”, ha detto Saleh. Il team statunitense è composto da tre persone, secondo quanto reso noto dai media locali. Larrivo dellFBI risponde alla richiesta di assistenza straniera da parte del Consiglio di sicurezza e di difesa del Sudan.

Lattentato contro il premier è avvenuto lunedì 9 marzo. Un ordigno improvvisato posto lungo la strada e una raffica di proiettili, probabilmente sparati da un ponte nelle vicinanze, hanno colpito il convoglio sui cui viaggiava Hamdok mentre si recava in ufficio. Nonostante i danni alle vetture, nessuno è rimasto ferito nellattacco e lo stesso primo ministro ne è uscito illeso. Quanto ai responsabili, nessuna rivendicazione è stata ancora fatta. In questi giorni, le autorità sudanesi hanno arrestato un gran numero di persone, sospettate di essere coinvolte nel tentato omicidio. Il massimo procuratore del Paese, Taj al-Ser Ali al-Hebr, ha dichiarato che i pubblici ministeri hanno avviato le loro indagini sull’attacco, che, a suo dire, sarebbe stato “professionalmente orchestrato”. Il ministro Salih ha anche lui assicurato che è in corso un’indagine per determinare chi c’è dietro l’attentato e ha dichiarato: “I tentativi terroristici e lo smantellamento del vecchio regime saranno affrontati in modo decisivo”.Nel frattempo, il Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa del Sudan ha dichiarato che sta cercando anche il sostegno degli “amici”, ovvero degli alleati, del governo di Khartoum, per scoprire chi siano i responsabili dell’attacco.

In Sudan, dopo mesi di proteste, vige attualmente un governo di transizione, il cui leader è il primo ministro Hamdok. Le manifestazioni contro il vecchio regime erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento dell’ex presidente, Omar al Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese aveva dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel-Fattah Al-Burhan. I manifestanti, tuttavia, continuavano a scendere nelle strade della capitale per protestare e chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e, in base a quanto stabilito nel trattato, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe dovuto guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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