Siria: settimo giorno di tregua, dopo un conflitto in corso da nove anni

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 16:37 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Scontri e bombardamenti sembrano essersi interrotti nella regione di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, a seguito della tregua raggiunta il 5 marzo scorso. Nel frattempo, si fa il quadro di un conflitto prossimo a giungere al nono anniversario.

Nonostante quelle che sono state definite “leggere violazioni”, al 12 marzo, sono sette giorni che Idlib è caratterizzata da una relativa calma, dalle zone montuose Nord-orientali di Latakia, alla periferia Nord-occidentale di Aleppo, attraverso le aree rurali di Hama e Idlib. A confermarlo, anche l’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani, il quale ha altresì riferito dell’avanzamento delle forze del regime verso alcuni villaggi di Kafr Nabl, senza, tuttavia, scontrarsi con i gruppi di opposizione.

Anche gli attacchi aerei ed i bombardamenti sembrano essersi fermati, mentre l’esercito del presidente siriano, Bashar al-Assad, è impegnato nel ripulire le aree che saranno interessate dalle operazioni di pattugliamento congiunto di Turchia e Russia. A tal proposito, il ministro degli Esteri turco, Hulusi Akar, ha riferito che i colloqui tra Mosca e Ankara, relativi ai dettagli del cessate il fuoco, sono ancora in corso, ma che le forze turche sono rimaste nelle proprie posizioni e risponderanno in caso di nuovi attacchi.

Il cessate il fuoco è stato raggiunto il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte, a partire dal 15 marzo prossimo. Queste interesseranno, in particolare, la strada M4, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Secondo quanto riferito nella dichiarazione congiunta, la zona di sicurezza si estenderà per 6 km a Nord e 6 km a Sud dell’autostrada M4, ma ulteriori dettagli saranno definiti nel futuro prossimo da parte dei ministri della Difesa russo e turco. Tuttavia, per Assad l’obiettivo del regime continua ad essere “Idlib ora”, ovvero la conquista dell’intero governatorato.

Il quotidiano Arab Weekly ha sottolineato come il conflitto siriano sia prossimo ad entrare nel suo decimo anno. La crisi in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011, in una cornice di ondata di proteste contro il regime di Bashar al-Assad. Tuttavia, evidenzia il quotidiano, nel marzo di quell’anno nessuno avrebbe mai immaginato le conseguenze di tali manifestazioni, da cui è nato uno dei maggiori conflitti del 21esimo secolo.

Nove anni dopo, il presidente Assad rimane al potere, più di 380.000 persone sono morte, decine di città sono state rase al suolo e metà della popolazione del Paese è stata costretta a sfollare. Con il passare del tempo, i fronti di combattimento sono via via diminuiti ma, secondo Arab Weekly, il Paese è oramai divenuto terreno di scontro per una complessa resa dei conti internazionale che coinvolge Russia, Stati Uniti, Turchia, Israele e Iran.

Ripercorrendo velocemente il loro ruolo, il quotidiano evidenzia come, allarmata dalla minaccia terroristica, Washington è intervenuta nel conflitto nel 2014, con attacchi aerei diretti principalmente contro i militanti jihadisti. Un anno dopo, Mosca è entrata in campo, ponendosi a fianco di Assad, e, per alcuni, si è trattato di una mossa che avrebbe cambiato le sorti della guerra. L’Iran, con il suo Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e altre milizie irachene e libanesi, ha assunto un ruolo attivo nel sostenere il regime, in quello che gli analisti affermano essere uno stratagemma volto a garantire l’accesso al Mediterraneo. La Turchia ha lanciato la prima di numerose operazioni attraverso il confine meridionale nel 2016, e nel 2019 ha preso il controllo di una striscia di terra lunga 120 km, precedentemente in mano ai combattenti curdi. Anche Israele ha condotto centinaia di attacchi in Siria, con l’obiettivo di colpire principalmente combattenti iraniani e libanesi.

Gli ultimi combattimenti si sono concentrati perlopiù a Idlib, l’ultima roccaforte ancora in mano ai ribelli, ma hanno costretto quasi un milione di persone a fuggire verso il confine turco, chiuso in pochi mesi. Per ora esiste un cessate il fuoco russo-turco nella regione, ma, come riferisce Arab Weekly, questo è stato accolto con scetticismo da residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni.

Secondo un ricercatore, Fabrice Balanche, dopo che il Nord-Est tornerà nelle mani del governo, il Paese diverrà un “protettorato russo-iraniano”, mentre i turchi occuperanno il Nord. Idlib potrebbe divenire una versione siriana della Striscia di Gaza, con milioni di cittadini rinchiusi in uno stretto frammento di terra al confine. “Assad rimarrà al potere e sarà rieletto nel 2021” è la previsione del ricercatore. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.