Oman: il sultano accoglie il ministro degli Esteri egiziano

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 15:40 in Egitto Oman

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Il sultano omanita, Haitham bin Tariq, ha accolto il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, nel quadro di un tour nel Golfo che ha preceduto quello europeo intrapreso il 12 marzo.

In particolare, l’incontro tra bin Tariq e Shoukry ha avuto luogo l’11 marzo, nel palazzo di al-Alam. In tale occasione, il ministro egiziano si è fatto portavoce di un messaggio da parte del capo di Stato del Cairo, Abdel Fattah al-Sisi, riguardante, tra le altre questioni, gli ultimi sviluppi sui negoziati relativi alla grande diga africana, altresì nota con l’acronimo GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam). Allo stesso tempo, al-Sisi ha espresso la propria speranza circa una maggiore cooperazione tra Egitto e Oman nel quadro delle relazioni bilaterali e di questioni di interesse comune, ed ha invitato il sultano omanita a recarsi nel Paese quando gli sarà possibile.

Bin Tariq, da parte sua, si è detto a sostegno dell’Egitto, nel quadro della questione della diga africana e delle controversie nate soprattutto con l’Etiopia. I colloqui tra le due parti, a cui, tra gli altri, ha partecipato anche il ministro degli Esteri omanita, Yusuf bin Alawi, hanno poi preso in esame i legami bilaterali tra i due Paesi, definiti “fraterni” ed è stato evidenziato come questi possano essere ulteriormente rafforzati. L’Oman, ha affermato Shoukry, si è posto più volte a fianco dell’Egitto, ed entrambi si trovano coinvolti anche in sfide internazionali, tra cui quelle riguardanti Siria e Libia. Pertanto, Muscat e Il Cairo si sono detti disposti a consultarsi nuovamente per preservare la sicurezza dell’intera regione araba.

Il tour di Shoukry ha visto il ministro recarsi, a partire dall’8 marzo, anche in Giordania, Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, mentre il 12 marzo si è diretto in Europa e, nello specifico, a Bruxelles, per portare avanti discussioni riguardanti il panorama internazionale e regionale, tra cui la crisi libica. Tali tour giungono in un clima di tensione riguardante soprattutto Egitto ed Etiopia e nato dalla questione GERD.

Quest’ultima ha avuto inizio nel 2011, quando l’Etiopia ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il maggiore del continente. Da tale anno, la costruzione della diga è stata più volte interrotta, mentre l’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito, timoroso che la GERD possa minare il fabbisogno idrico del Cairo, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, dal canto suo, ritiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Per alcuni, il tour di Shoukry nel Golfo mirava a cercare sostegno a proprio favore. L’Oman, dal canto suo, sebbene abbia espresso il proprio appoggio, continua a preservare la propria neutralità. Si tratta di un ruolo incarnato, in realtà, dal precedente sultano, Qaboos bin Said, deceduto il 10 gennaio scorso, e che bin Tariq si è detto pronto a salvaguardare. Per circa 40 anni, il piccolo ma strategico Sultanato, che si trova in prossimità dello stretto di Hormuz, all’ingresso del Golfo e vicino all’Iran, ha mantenuto buoni rapporti con Teheran nonostante le diverse crisi regionali e si è spesso rapportato con l’Arabia Saudita e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo senza prendere parte ai violenti scontri regionali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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