Libia: gli Emirati Arabi Uniti continuano a sostenere Haftar

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 10:22 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno inviato in Libia, dalla metà di gennaio 2020, quasi 100 carichi di merci, pari a circa 5 tonnellate, a sostegno delle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar.

La notizia è stata riportata da al-Jazeera, sulla base di quanto rivelato dal quotidiano inglese The Guardian, l’11 marzo, secondo cui diversi Paesi a livello internazionale continuano a fornire armi e munizioni ai gruppi impegnati nel perdurante conflitto libico, nonostante l’embargo imposto dalle Nazioni Unite. In particolare, per gli UAE, sono stati 100 i carichi giunti per via aerea, monitorati altresì dal Flight-Tracking Data. Secondo quanto riferito, la maggior parte dei voli emiratini sospetti parte da basi situate nel Paese stesso, mentre altri sembrano provenire da una base situata in Eritrea, posta sotto il controllo di Abu Dhabi sin dal 2016. Tale Paese africano, è stato specificato, è caratterizzato da un regime autoritario e, pertanto, i controlli internazionali sono minimi.

Si stima che, in totale, circa 5.000 tonnellate di merci siano giunte in Libia attraverso aerei di trasporto di tipo charter, atterrati in un aeroporto situato vicino a Bengasi, roccaforte costiera di Haftar, o nell’Egitto occidentale, da dove poi i carichi sarebbero stati trasportati su camion fino in Libia. Non è chiaro cosa contenessero queste spedizioni, ma potrebbero aver incluso artiglieria pesante, armi e munizioni. A detta di alcuni esperti, poi, i carichi potrebbero altresì contenere mezzi tecnologici destinati alla comunicazione, parti di ricambio, equipaggiamento di base, e altri strumenti, anche non letali, necessari per intraprendere un conflitto.

Oltre al supporto del Cairo e Abu Dhabi, Haftar è sostenuto militarmente da Arabia Saudita, Giordania e Russia. Secondo quanto riferito, sono diverse le porte di ingresso per i carichi di armi e munizioni, dirette all’LNA o alle forze tripoline. Una è rappresentata dalla capitale Tripoli stessa, dove le armi giungono nella zona portuale. La seconda è rappresentata dalla città portuale giordana di Aqaba, dove arrivano carichi destinati ad Haftar. Le altre due porte sono, poi, Bengasi, dove arrivano carichi sia via terra sia via aerea, e Assab, in Eritrea.

Egitto, Francia ed Emirati sono stati più volte considerati i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. L’8 luglio 2019, è stato dichiarato che l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno reclutato militanti dal Sudan e da altri Paesi africani per supportare le forze armate di Haftar. Allo stesso tempo, Abu Dhabi, insieme a Parigi ed Il Cairo, è tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata lo scorso 16 luglio, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti. Inoltre, gli UAE, insieme a Giordania e Turchia, il 9 dicembre, sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nello stesso giorno da un gruppo di esperti.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 15 giugno 2018, il Consiglio di Sicurezza aveva approvato la Risoluzione 2420, con cui le Risoluzioni 2292, del 2016, e 2357, del 2017, riguardanti la rigorosa applicazione dell’embargo sulle armi, sarebbero state prolungate per ulteriori 12 mesi. Successivamente, il 10 giugno 2019, il Consiglio ha adottato all’unanimità una risoluzione che estende l’embargo sulle armi in Libia per un altro anno. Con questa decisione, l’Onu ha altresì autorizzato gli Stati membri e le organizzazioni regionali ad ispezionare le navi in mare aperto, sia destinate sia provenienti dalla Libia, nel caso in cui vi siano motivi ragionevoli per pensare che stiano trasportando armi, violando le sanzioni internazionali imposte sul Paese.

Tra le mosse più recenti, inoltre, il 12 febbraio scorso, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una decisione, la numero 2510, proposta dalla Gran Bretagna e avallata da 14 membri, con cui gli Stati membri sono stati esortati a non interferire nel conflitto libico e a non prendere qualsiasi tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito nel 2011. Inoltre, le parti coinvolte nella crisi libica sono state invitate a rispettare i risultati della conferenza di Berlino e a favorire un cessate il fuoco permanente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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