Kuwait: i danni economici del coronavirus e della guerra dei prezzi tra Mosca e Riad

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 11:13 in Kuwait Medio Oriente

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Il governo kuwaitiano ha messo in guardia dalle conseguenze economiche che potrebbero derivare da due fenomeni attuali, la diffusione del coronavirus e la cosiddetta “guerra dei prezzi” del petrolio tra Arabia Saudita e Russia.

A rivelarlo, attraverso un documento, il dipartimento di macro economia del governo del Kuwait, secondo cui il Paese, nel corso dell’anno in corso, il 2020, potrebbe andare incontro ad una contrazione economica. In particolare, questa potrebbe essere pari allo 0,6% nella prima metà dell’anno e allo 0,3% a fine 2020, contrapponendosi, quindi, ad un indice di crescita, precedentemente previsto, del 2,2%. Secondo quanto riferito, il rischio di deflazione è da far risalire ad un calo dei livelli di crescita degli altri Paesi del Golfo, a sua volta derivante dalla diffusione del coronavirus.

In tale quadro, la Borsa del Kuwait ha subito perdite pari a 25 miliardi di dollari rispetto al suo valore di mercato nel corso di soli dieci giorni, con una riduzione del valore di mercato di circa 90 miliardi di dollari. Inoltre, la cosiddetta guerra dei prezzi del petrolio, innescata dall’Arabia Saudita, ha portato al calo dei prezzi anche del petrolio kuwaitiano di oltre il 35% in un giorno, raggiungendo i 35 dollari al barile.

Di fronte a tale scenario, è stato sottolineato come sia l’economia kuwaitiana in generale a poter risentire dell’impatto negativo dei due fenomeni. In particolare, i settori turistico ed alberghiero ed il trasporto aereo sono tra i più colpiti, avendo già subito perdite pari a un quarto di dollari. Inoltre, il Paese sta assistendo all’interruzione pressoché completa delle attività di bar e ristoranti, oltre al calo degli acquisti, considerato il timore dei cittadini di recarsi in luoghi pubblici.

Secondo quanto affermato nel documento, alla luce delle gravi perdite di petrolio, si prevede che l’attuale deficit di bilancio, con scadenza alla fine di marzo 2020, salirà a 26 miliardi di dollari, rispetto ai 21 miliardi stimati nel bilancio 2020. Inoltre, anche per il prossimo bilancio 2020-2021 vi sarà un deficit aggiuntivo di 7 miliardi, passando dai 30 miliardi previsti ai 37. In tale quadro, inoltre, il prezzo del petrolio rischia di scendere ulteriormente, raggiungendo i 25 dollari o addirittura cifre inferiori. Tutto ciò potrebbe altresì comportare un aumento del volume dei prestiti e una diminuzione del volume dei depositi nel settore bancario, il che significa un aumento dei tassi di inflazione nel Paese.

Secondo un professore di economia della Kuwait University, alla luce della crisi in corso, la posizione del Kuwait è complessa, in quanto il Paese non ha ancora raggiunto buoni livelli di diversificazione economica e l’economia dipende interamente dalle entrate petrolifere. A tal proposito, è stato evidenziato come già l’11 marzo il Kuwait abbia ridotto il prezzo di vendita ufficiale per le esportazioni di greggio di aprile verso l’Asia di 4,65 dollari al barile, rispetto ai prezzi offerti da Oman e Dubai. La riduzione dei prezzi ufficiali di vendita di greggio kuwaitiano giunge dopo che l’Arabia Saudita, il più grande esportatore mondiale di petrolio, ha tagliato i suoi prezzi per aprile, relativamente alle spedizioni in Asia, di una cifra che oscilla tra i 4 e i 6 dollari al barile.

I casi di coronavirus in Kuwait ammontano a 72 e, per provare ad arginare la diffusione del virus, il Paese ha deciso di sospendere tutti i voli commerciali da e per il Kuwait City International Airport fino al 25 marzo prossimo.

Circa la “guerra dei prezzi del petrolio”, l’11 marzo, il Ministero dell’Energia saudita ha chiesto alla compagnia statale Saudi Aramco di aumentare la produzione petrolifera a 13 milioni di barili al giorno, un volume ben più elevato rispetto ai 9.7 milioni prodotti fino ai giorni scorsi. Tale aumento giunge in risposta a un forte calo dei prezzi di petrolio verificatosi a causa della diffusione del coronavirus e della relativa diminuzione della domanda di risorse petrolifere. Fino al 6 marzo scorso, il Regno saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui, tuttavia, la Russia si è opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+, il patto che riunisce i produttori membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e gli altri produttori.

La proposta iniziale saudita era di ridurre la produzione petrolifera di una quota pari a 1.5 barili al giorno fino alla fine del 2020, da aggiungersi ai 2.1 milioni di barili concordati con precedenti patti. Ciò avrebbe comportato una riduzione di produzione mondiale di circa il 3.6%, con 500.000 barili in meno per i Paesi non OPEC. Da parte sua, la Russia, una dei principali produttori non OPEC, ha risposto affermando che, a partire dal primo aprile prossimo, nessun Paese sarà tenuto a ridurre la produzione petrolifera e che Mosca si impegnerà ad aumentare anch’essa la propria quota produttiva nel breve termine, con 200-300 mila barili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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