Il Kenya chiede l’intervento dell’Etiopia nella crisi con la Somalia

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 9:19 in Etiopia Kenya Somalia

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Il Kenya ha invitato l’Etiopia a dare il suo contributo per cercare di risolvere la disputa di confine tra Nairobi e Mogadiscio. La crisi, di recente, ha portato il Kenya a minacciare la Somalia di desistere da qualsiasi atto che possa rappresentare un pericolo per la sua integrità territoriale. In rappresentanza del presidente keniota Uhuru Kenyatta, il ministro degli Interni di Nairobi, Fred Mataing’i, ha incontrato ad Addis Abeba, mercoledì 11 marzo, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed. Il ministro ha poi specificato su Twitter che i due hanno tenuto “discussioni sostanziali sul desiderio del Kenya di collaborare più strettamente con l’Etiopia per affrontare le questioni endemiche lungo il confine tra Kenya e Somalia e migliorare la stabilità regionale”. Abiy ha buoni rapporti anche con l’amministrazione somala, avendo incontrato il presidente, Mohamed Abdullahi Farmaajo, diverse volte.

Durante il fine settimana, prima di incontrare Abiy, Mataing’i era stato in visita a Mogadiscio, dove aveva tenuto colloqui con il presidente e altri funzionari governativi. L’incontro è giunto in seguito a una conversazione telefonica tra Kenyatta e Farmaajo, la scorsa settimana, durante la quale i due avevano concordato di appianare le tensioni.

Un episodio critico avvenuto di recente, che aveva rischiato di provocare un’escalation della disputa, si era verificato il 4 marzo in seguito all’accusa di “attacco ingiustificato” contro il suo territorio che il Kenya aveva rivolto alla Somalia. Le forze del governo di Mogadiscio, a detta del governo di Nairobi, avrebbero fatto irruzione all’interno dei confini del Kenya violando la sua sovranità. L’incidente seguiva giorni di tensione, esplosi il 2 marzo, con intensi combattimenti tra le truppe somale e le forze della regione semi-autonoma di Jubaland, nella città di Bulohawo, al confine tra Kenya e Somalia. Una dichiarazione del governo di Nairobi aveva quindi condannato le “violazioni all’integrità territoriale del Paese e alla sua sovranità”, affermando altresì che le forze somale avrebbero oltrepassato il confine tra i due Stati durante la battaglia.

I combattimenti somali degli ultimi giorni sono solo l’ultimo episodio di una lunga serie di tensioni tra Mogadiscio e i governi regionali. Le autorità di Jubaland, ad agosto, avevano accusato i poteri centrali di interferire nei suoi affari interni e di influenzare le elezioni cercando di rimuovere l’attuale presidente dello Stato regionale, Ahmed Madobe, sostituendolo con un lealista. Madobe è un alleato chiave del governo del Kenya, che considera Jubaland come uno Stato cuscinetto contro i militanti dell’organizzazione di al-Shabaab, responsabili di diversi attacchi mortali anche oltre confine. Nairobi è altresì oggetto delle critiche di Mogadiscio perchè accusata di ospitare un ministro fuggitivo dello Jubaland, arrestato in Somalia per “crimini gravi” ma fuggito dal carcere a gennaio.

La Somalia è divisa in 6 Stati regionali, quali Puntland, Galmudug, Jubaland, South West State, Hirshabelle e Somaliland. La creazione dello Stato di Jubaland è stata dichiarata nell’aprile 2011, da Mohamed Abdi Mohamed, sopranominato Gandhi, ex ministro della Difesa dell’ex dittatore Siad Barre. Inizialmente lo Stato prendeva il nome di Azania. Il presidente Ahmed Madobe e lo Stato di Jubaland sono considerati dal governo centrale come un serio pericolo per l’integrità territoriale della federazione somala. 

A novembre 2019, il presidente keniota Uhuru Kenyatta e la sua controparte somala, Mohamed Abdullahi Farmajo, si sono incontrati a Nairobi con l’obiettivo di normalizzare le loro relazioni e mettere fine a un’intricata disputa di confine. La disputa tra i due Paesi riguarda anche una lunga questione sulla delimitazione delle frontiere. La controversia, in particolare, si concentra sulla definizione dei confini terrestri e marittimi tra i due vicini del Corno d’Africa ed era stata presentata dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja già nel 2014, dopo che le negoziazioni sui 100.000 km²di tratto di fondo marino conteso dalle due parti erano state interrotte. I toni della polemica, però, si sono riaccesi a febbraio, quando la Somalia ha accusato il Kenya di aver messo all’asta alcune aree marittime contese per l’esplorazione di gas e petrolio. Da quel momento, le relazioni tra i due Paesi africani si sono notevolmente raffreddate. In risposta alle accuse, seppur negate dalla Somalia, il 19 febbraio Nairobi ha riconvocato a casa il proprio ambasciatore a Mogadiscio, Lucas Tumbo.

I diplomatici somali e kenyoti hanno fin da subito lavorato per gestire le conseguenze dell’incidente e promuovere colloqui bilaterali. Ciononostante, la disputa si è protratta per diversi mesi con la Somalia che aveva deciso di sospendere i voli diretti da Mogadiscio verso il Kenya e quest’ultimo che aveva provocatoriamente annunciato di voler riconoscere la provincia separatista di Somaliland come uno Stato. La regione di Somaliland si era autoproclamata indipendente il 18 maggio 1991, ma non è mai stata riconosciuta né dalla comunità internazionale né dal governo di Mogadiscio. L’11 giugno, il governo del Kenya aveva altresì deciso di imporre il divieto di commercio con la Somalia e di chiudere il punto di passaggio del confine meridionale tra i due Paesi, situato nella contea di Lamu.

A marzo, Kenya e Somalia avevano firmato un primo accordo con la mediazione del primo ministro etiope Abiy Ahmed. Una seconda intesa era poi stata sottoscritta a settembre, in occasione della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. L’accordo era stato negoziato tra i due Paesi del Corno d’Africa con l’obiettivo di ristabilire le relazioni diplomatiche bilaterali e, a differenza della prima volta, la Somalia aveva specificato che avrebbe insistito affinché fosse la Corte Internazionale di Giustizia a decidere in ultima istanza sul caso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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