Iraq: morti due statunitensi e un britannico ad al-Taji, segue attacco contro milizie filoiraniane

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 9:06 in Iraq USA e Canada

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L’attacco verificatosi contro una base militare irachena, che ospita soldati della coalizione anti-ISIS, dell’11 marzo, ha causato la morte di due soldati statunitensi e uno britannico. Nella notte successiva, 26 combattenti filoiraniani sono morti, in Siria, a seguito di un altro attacco missilistico.

Tale ultimo episodio ha interessato l’area di al-Haysan e, in particolare, il quartier generale delle Forze di Mobilitazione Popolare, forze paramilitari incorporate integrate nell’esercito iracheno, e di altre milizie filoiraniane. Tale zona è situata nella periferia di Abu Kamal, nella Siria orientale, vicino al confine con l’Iraq. A darne notizia, giovedì 12 marzo, il quotidiano arabo al-Arabiya, sulla base delle informazioni fornite dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Secondo quanto riferito, 3 aerei hanno colpito la suddetta base, nominata Imam Ali, utilizzata dai gruppi filoiraniani come base militare, e sono almeno 10 le esplosioni verificatesi.

Sebbene non vi sia stato alcun tipo di rivendicazione o affermazione a riguardo, per alcuni potrebbe essersi trattato di una risposta all’attacco del giorno precedente, l’11 marzo, quando almeno 10 missili Katyusha hanno colpito una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, situata ad al-Taji, a 85 chilometri a Nord della capitale irachena Baghdad. Il quotidiano al-Arabiya ha specificato come Abu Kamal costituisca un luogo strategico, in quanto canale di approvvigionamento situato al confine tra Iraq e Siria, da cui le milizie filoiraniane inviano rinforzi ai propri alleati in Siria, a loro volta impegnati nel conflitto siriano a sostegno del presidente, Bashar al-Assad. Non da ultimo, è stato precisato, Abu Kamal, dove le Forze di Mobilitazione Popolare filo iraniane sono presenti sin dal 2017, consentirebbe all’Iran di rafforzare la propria presenza sul corridoio che collega Teheran e Beirut.

Circa l’attacco del giorno precedente contro al-Taji, il bilancio delle vittime include tre soldati della coalizione, due statunitensi e un britannico. Inoltre, secondo un ufficiale statunitense, altri 12 uomini sono rimasti feriti. Sino ad ora non è stata rivendicata alcuna responsabilità, ma Washington ha incolpato le fazioni iraniane per tale episodio violento. Inoltre, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ed il suo omologo britannico, Dominic Raab, si sono detti pronti a scoprire i reali responsabili e portarli davanti alla giustizia. La presidenza irachena, dal canto suo, ha condannato l’episodio, definendolo un “attacco terroristico” e si è detta anch’essa disposta a condurre indagini sul caso.

Quello delll’11 marzo ha rappresentato il 22esimo attacco di tal tipo contro strutture statunitensi in Iraq sin dal mese di ottobre 2019.  Uno degli ultimi episodi ha avuto luogo l’8 gennaio. In tale occasione, l’Iran ha attaccato due basi militari irachene, la base di Ain al-Assad, nella provincia di Anbar, e una struttura vicino all’aeroporto di Erbil, nel Nord dell’Iraq. Per Teheran, si trattava di una risposta all’uccisione del generale iraniano, Qassem Soleimani, morto a seguito di un raid aereo statunitense, il 3 gennaio, condotto contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Precedentemente, il 27 dicembre, un attacco missilistico contro una base militare irachena aveva causato la morte di un civile statunitense, che si trovava nella struttura per lavoro. Il 29 dicembre, poi, l’esercito statunitense ha condotto attacchi aerei di ritorsione contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah, braccio armato delle Forze di Mobilitazione Popolare, situate in Siria e in Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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