Croazia: l’appalto alla Turchia per le reti ferroviarie

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 17:52 in Croazia Turchia

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La Croazia ha firmato un accordo con la Turchia per la costruzione della rete ferroviaria lungo le coste del Mediterraneo. 

È quanto si apprende dall’agenzia stampa turca, Andadolu, la quale ha specificato che l’accordo commerciale, annunciato giovedì 12 marzo, ha un valore di 365 milioni di dollari ed è stato firmato dal ministro croato del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture, Oleg Butkovic, insieme al premier, Andrej Plenkovic, e ai delegati dell’azienda turca incaricata, la Cengiz Insaat, a Zagabria. 

È stato il prmo ministro croato a fornire i dettagli dell’accordo. Secondo quanto dichiarato, la rete ferroviaria si estenderà per 42 chilometri e sarà consegnata entro 42 mesi. Il progetto, ha commentato Plenkovic, è finalizzato a modernizzare una sezione del Paese dimenticata per circa un decennio. 

Da parte sua, Butkovic ha aggiunto che la rete ferroviaria appaltata alla Turchia agevolerà il collegamento tra la città di Rijeka, nell’Ovest del Paese, l’Ungheria, dal momento che il progetto complessivo, dal valore di oltre 448 milioni di dollari, arriverà fino a Budapest. Nel frattempo, la parte affidata alla Turchia sarà finanziata con 363 milioni di fondi europei di cui dispone la Croazia. 

I lavori inizieranno ad aprile 2020, per poi completarsi ad ottobre 2023. In totale, saranno ricostruite sette stazioni ferroviarie, sette ponti, due viadotti, 21 sottopassaggi e 25 chilometri di muri protettivi. In aggiunta, consentirà l’ammodernamento dei passaggi a livello. 

Tale progetto è da inserirsi nel quadro del continuo seppur graduale avvicinamento della Turchia alla regione balcanica. L’interesse di Ankara ad avvicinarsi a tale regione era già stato confermato lo scorso 9 novembre, quando il mnistro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, aveva partecipato all’incontro dei vertici dei Paesi della regione balcanica, tenutosi in occasione del summit sul dialogo strategico sui Balcani occidentali, organizzato nella cornice del Forum Economico Mondiale, a Ginevra, in Svizzera. In tale occasione, il ministro degli Esteri della Turchia aveva confermato l’intenzione di Ankara di rafforzare la propria cooperazione con gli Stati della regione balcanica. 

Ciò era già emerso precedentemente, il 7 ottobre, in occasione del vertice tra il capo di Stato della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic. In tale occasione, Erdogan aveva reso noto che Ankara intende portare avanti attività in grado di contribuire al “benessere e alla stabilità” della regione balcanica e di rafforzare le sue relazioni e la cooperazione con la regione in ogni settore. In linea con ciò, Serbia e Turchia avevano in tale occasione siglato 9 nuovi accordi, i quali davano il via a una nuova stagione di cooperazione in materia di sicurezza, di difesa, di tutele sociali, dello sviluppo dell’industria, di progetti infrastrutturali, di scienza, impresa e servizi postali. 

L’11 febbraio, Cavusoglu si era recato in Montenegro, dove aveva siglato un accordo per la protezione consolare dei cittadini montenegrini e una intesa sulla retribuzione del personale della rappresentanza diplomatica e dei familiari. In aggiunta, era stato annunciato il rafforzamento della collaborazione diplomatica, economica e nel settore della difesa. 

Il giorno successivo, il ministro degli Affari Esteri della Turchia si era recato in visita in Albania, dove aveva firmato tre memorandum d’intesa. primo riguarda il reciproco riconoscimento delle patenti di guida tra i due Paesi. Il secondo è un protocollo d’intesa firmato dalle Accademie diplomatiche di Ankara e Tirana, le quali hanno deciso lo scambio di diplomatici per favorire lo scambio di esperienze e competenze tra i due Paesi. Infine, i due ministri hanno firmato una dichiarazione congiunta, volta a stimolare gli sforzi e a coordinare gli approcci nei consessi internazionali alla lotta alla criminalità organizzata, al contrabbando, all’estremismo violento e al terrorismo. 

In aggiunta, in Albania, Cavusoglu aveva partecipato all’inaugurazione del Centro per gli Studi balcanici, fondato dalla New York University di Tirana, di proprietà della Fondazione Maarif, ente turco. La Maarif è  considerata da studiosi e analisti uno strumento politico per affermare e consolidare l’influenza della Turchia nella regione balcanica.  

Nello specifico, secondo quanto evidenziato da un’analista del Balkan Investigative Reporting NetworkFatjona Mejdini, rientra nelle intenzioni della Turchia espandere la propria influenza nella regione tramite strumenti di soft-power. Tale intenzione si nota in primo luogo in Albania, dove Mejdini sottolinea che nel 2018 la Fondazione Maarif, creata nel giugno 2016 dal parlamento turco, ha acquistato la New York University di Tirana e con essa anche altri istituti educativi e formativi.  Da parte sua, la Turchia sostiene di aver avviato un intervento formativo, dato che la fondazione “incontra i bisogni formativi dei nostri fratelli e amici albanesi”. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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