Coronavirus: Madrid accusa il governo centrale di aver ignorato l’allarme

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 12:06 in Europa Spagna

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“Per 10 giorni”, la Comunità di Madrid ha chiesto al Ministero della Salute “misure più forti” e maggiori restrizioni per fermare la diffusione del coronavirus, ma il dipartimento guidato da Salvador Illa è stato “riluttante” e li ha respinti fino a questo lunedì. È quanto hanno riferito al quotidiano El Mundo fonti del Partito Popolare, il partito che governa nella regione della capitale spagnola insieme ai liberali di Cudadanos. “Il Ministero ha avuto difficoltà ad avviare le misure restrittive. Madrid è stata attiva nel proporre soluzioni, ma hanno rifiutato di andare avanti” – aggiungono.

Alcune delle iniziative che il team della presidente madrilena Isabel Díaz Ayuso ha chiesto di adottare in anticipo sono state il rafforzamento del personale ospedaliero, maggiori risorse finanziarie per il sistema sanitario, un piano di shock per gli over 65 e i malati con patologie croniche o oncologiche, che sono i gruppi più vulnerabili al virus, il rinvio delle operazioni chirurgiche non urgenti, il lancio di un piano di emergenza globale per stimolare il telelavoro, secondo le stesse fonti del governo locale.

In effetti, la sera di mercoledì 11 marzo, la presidente di Madrid sembra aver anticipato che alcune di queste misure saranno attuate da oggi, giovedì 12 marzo. La Comunità autonoma ha chiuso scuole e università, dato indirizzo alle aziende di favorire il lavoro da casa e limitato alcune attività che dipendono dal governo regionale. All’esecutivo di Pedro Sánchez non sembravano essenziali e si è rifiutato di adottarle “così presto”. 

Di fronte alla mancanza di direttive da parte del governo, l’Atlético Madrid ha deciso autonomamente di vietare ai suoi tifosi la trasferta a Liverpool per la partita di Champions League di mercoledì 11 marzo. Alcune università in tutto il paese, anche senza direttive regionali o nazionali, hanno chiuso dipartimenti, annullato congressi ed eventi e avviato la teledidattica.

Una portavoce del Ministero della Salute assicura al contrario che il governo ha scrupolosamente rispettato le scadenze stabilite e che “dall’inizio è stato concordato tutto nel Consiglio interterritoriale del Servizio sanitario nazionale, al quale partecipano tutte le comunità autonome”.

La polemica con Madrid, che con 1388 casi e 38 morti è il principale focolaio dell’epidemia in Spagna, non è l’unico problema per il governo centrale.

Secondo gli esperti, l’esecutivo Pedro Sánchez avrebbe dovuto agire in precedenza. Le accuse principali riguardano le manifestazioni per l’8 marzo, che in molti chiedevano di vietare e che invece sono state fortemente incoraggiate dal governo e in particolare dal ministro delle pari opportunità, Irene Montero, risultata poi positiva la coronvirus. Le polemiche sull’8 marzo riguardano anche il fatto che alcuni ministri abbiano preso parte alla manifestazione con guanti di lattice. “Sapevano  da tre giorni- accusa la stampa più ostile al governo – ma hanno occultato per favorire il loro show elettorale”.

Invece di imporre quarantene come in Italia, il governo ha incoraggiato a manifestare a centinaia di migliaia di persone a Madrid e in tutti i comuni della Spagna, e penso che sia irresponsabile” -accusa Pablo Casado, leader del partito popolare. Il presidente popolare, tuttavia, ha chiarito che si tratta di una “critica costruttiva” e che “tende la mano” a Sánchez “in modo da poter dare un impulso”. “Il governo troverà più lealtà nel PP che nei suoi partner, coordiniamoci per lavorare assieme” ha sottolineato per smorzare le polemiche.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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