Coronavirus, America Latina: crescono paure e restrizioni

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 10:59 in America Latina

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Il timore per la diffusione del coronavirus cresce in America Latina. Questo mercoledì, 11 marzo, Colombia e Perù hanno deciso di imporre una quarantena obbligatoria di 14 giorni a tutti i viaggiatori che arrivano da paesi considerati a rischio. Poche ore dopo, il presidente dell’Argentina, Alberto Fernández, ha ammesso che sta prendendo in considerazione l’adozione di misure simili. La decisione, che è già stata presa da Cile, Guatemala ed El Salvador, è rivolta principalmente agli arrivi da Spagna e Italia, paesi dai quali sono partiti i contagi confermati in America Latina. Anche la Francia, il terzo paese europeo con il maggior numero di casi, e la Cina, epicentro del virus, fanno parte di questa “lista nera”.

Il presidente della Colombia, Iván Duque, ha annunciato la misura all’alba, dopo aver confermato che sono nove i casi nel paese, distribuiti tra Bogotá, Medellín e Cartagena, tra le città più popolose. I passeggeri che arrivano in Colombia devono isolarsi per 14 giorni nei rispettivi domicili, siano essi case o hotel. “L’isolamento preventivo è adottato per proteggere la salute collettiva” – ha detto Duque. Il suo Ministro della Salute, Fernando Ruiz, è stato ancora più schietto: “Se i viaggiatori non possono permettersi l’isolamento, le autorità sanitarie raccomandano di non visitare la Colombia”. Le autorità stanno studiando nuove misure che riguardano eventi di massa e assembramenti. La Banca interamericana di sviluppo ha deciso di rimandare a settembre l’incontro annuale, inizialmente previsto per il 18-22 marzo a Barranquilla, la principale città colombiana della costa caraibica.

Il Perù ha preso le stesse misure poche ore dopo. Con 15 casi confermati, il presidente, Martín Vizcarra, ha annunciato “l’isolamento preventivo a casa” per 14 giorni per tutte le persone che arrivano in Perù da Italia, Spagna, Francia e Cina. Vizcarra tuttavia è andato oltre, imponendo restrizioni all’intera popolazione. Con un decreto urgente, il governo peruviano ha emesso una dichiarazione di emergenza sanitaria per i prossimi 90 giorni. Tra le misure adottate, spicca il rinvio dell’inizio dell’anno scolastico, originariamente previsto per il 16 marzo, fino alla fine del mese. Per avvisare tutti i cittadini dei comportamenti da seguire, l’Università Nazionale di San Marcos, il più importante ateneo pubblico del paese, ha pubblicato un video informativo in Spagnolo e in Quechua, la lingua indigena predominante del Perù.

L’Argentina, l’unico paese dell’America Latina che, insieme a Panama, ad oggi ha registrato un decesso da coronavirus confermato (un uomo di 64 anni che veniva dalla Francia), ha visto aumentare il numero di infetti a 21. Questo mercoledì, prima della dichiarazione di una pandemia globale fatta dall’Organizzazione mondiale della sanità, Il presidente Alberto Fernández ha annunciato che sta preparando un decreto per dichiarare obbligatorie le quarantene, sotto la minaccia di sanzioni penali. “La persona che completa quella quarantena di 14 giorni dopo il viaggio, ha l’obbligo di isolarsi da sola nella sua casa. Non sarà un volontario come fino ad oggi. Se non si rispetta, si commette un crimine, che è il crimine di mettere a rischio la salute pubblica” – ha detto Fernández, nonostante il fatto che l’imposizione di sanzioni sia di competenza del Congresso, che il presidente non può imporre per decreto. Fino ad ora, le misure ufficiali sono limitate a controlli straordinari sui voli da Italia, Spagna, Germania, Francia, Cina, Corea del Sud, Giappone e Iran.

Il Cile aveva già preso provvedimenti martedì 10 marzo, quando il governo Sebastián Piñera ha deciso di classificare coloro che arrivavano dalla Spagna e dall’Italia come “viaggiatori ad alto rischio”, imponendo anche una quarantena di 14 giorni. Il governo cileno aveva inoltre stabilito, dallo scorso 6 marzo, che i passeggeri che arrivano per via aerea, marittima o terrestre, firmassero un affidavit in cui devono informare le autorità di quali paesi hanno visitato negli ultimi 30 giorni, con particolare riferimento alla Cina, se hanno avuto contatti con persone malate, se hanno sofferto di uno qualsiasi dei sintomi associati alla malattia e del loro indirizzo di alloggio durante il loro soggiorno nel territorio cileno. Con 23 casi confermati, tutti importati e con una maggiore presenza nella capitale, i grandi eventi non sono ancora stati limitati. Alla fine di marzo, il Cile prevede di ospitare il festival di Lollapalooza, che riunisce più di 200.000 persone e 100 artisti per tre giorni nella sua capitale.

La decisione di controllare l”ingresso dei viaggiatori è stata presa in El Salvador già a gennaio. Il governo di Nayib Bukele ha proibito dal 22 gennaio l’ingresso di viaggiatori provenienti dalla Cina e dall’Iran, il quarto paese con il maggior numero di casi di coronavirus. La restrizione è stata successivamente estesa per chi arriva dalla Corea del Sud e dall’Italia. Il governo salvadoregno ha indurito tali misure mercoledì 11 marzo nella sua intenzione di fermare l’epidemia prima che entri nel paese e ha dichiarato una quarantena nazionale per 21 giorni. Durante queste tre settimane, l’ingresso degli stranieri in El Salvador sarà proibito e tutte le istituzioni educative rimarranno chiuse. Anche il Guatemala ha seguito questo esempio, secondo quanto annunciato poche ore dopo dal presidente Giammattei.

In Bolivia, le autorità sanitarie hanno confermato due casi di contagio martedì 10 marzo. Sono due donne di età superiore ai 60 anni provenienti dall’Italia. Nonostante il numero ancora ridotto di casi, la popolazione boliviana ha reagito con paura alla possibilità della diffusione del virus. Il governo di transizione ha dichiarato l’emergenza nazionale l’11 marzo e ha chiesto ai residenti nel paese di sottoporsi a un “isolamento volontario” se hanno attraversato uno dei paesi colpiti dall’epidemia. A Santa Cruz, una città nella parte orientale del paese in cui vive una delle donne infette, i lavoratori di quattro ospedali le hanno negato il ricovero, in una sorta di rivolta a cui hanno partecipato anche alcuni pazienti ricoverati in detti centri sanitari. La donna di 60 anni è stata dunque internata in alcuni uffici del governo della città in attesa che le autorità riuscissero a farla ricoverare in un ospedale. A Oruro, una città nella parte occidentale del paese in cui è stato presentato il secondo caso, le lezioni sono state sospese, una misura che non è stata concordata con il Ministero della Pubblica Istruzione, che in seguito ha costretto le autorità locali a rivedere la misura. A Yacuiba, una città di confine con l’Argentina, gli abitanti hanno bloccato la strada per negare l’ingresso ai viaggiatori provenienti da oltreconfine, dove la malattia è più diffusa.

Ci sono già 13 paesi nella regione che hanno registrato casi. Il Brasile, con 34 casi, è il Paese del subcontinente con il maggior numero di casi confermati. Seguono Cile con 23, Costa Rica (22), Argentina (21), Ecuador (17), Perù (15), Messico (11), Colombia (9) Panama (8) Repubblica Dominicana (5), Paraguay (5) , Bolivia (2) e Honduras (2).

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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