Coronavirus in Africa: primo caso in Costa d’Avorio e primo morto in Algeria

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 10:37 in Algeria Costa d'Avorio

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La Costa d’Avorio, una delle maggiori economie dellAfrica occidentale, ha annunciato il suo primo caso di coronavirus. Si tratta di un uomo di 45 anni che, di recente, è stato in visita in Italia. Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute, il paziente è in condizioni stabili e si trova in un ospedale di Abidjan.

Nel frattempo, l’Algeria, che attualmente conta almeno 20 casi, ha registrato la sua prima vittima. Il governo di Algeri è pronto a vietare qualsiasi assembramento per motivi culturali, politici o economici, ma resta ancora in forse la sospensione delle proteste settimanali portate avanti da circa un anno da quegli attivisti che contestano la mancanza di riforme strutturali e la corruzione dilagante.

Sono 12 i Paesi africani che al momento risultano contagiati dal virus. Si tratta di Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria, Nigeria, Senegal, Togo, Camerun, Costa dAvorio, Sudafrica e Repubblica Democratica del Congo. Allo stato attuale, il numero delle persone ancora infette in ciascuno degli Stati del continente è il seguente: 2 in Camerun, 13 in Sudafrica, 2 in Nigeria, 1 in Togo, 2 in Burkina Faso, 4 in Senegal, 5 in Marocco, 20 in Algeria, 7 in Tunisia, 39 in Egitto, 1 in Repubblica Democratica del Congo, 1 in Costa dAvorio. In totale, il Nord Africa ha quasi raggiunto i 100 casi. In Egitto, si è registrato un certo calo nel numero dei casi vista la notizia della guarigione di almeno 27 persone. Il Cairo ha avuto la sua prima vittima per coronavirus, l’8 marzo. Si tratta di un turista tedesco di 60 anni che si trovava in vacanza nel Paese nordafricano e che era stato messo in terapia intensiva a causa della febbre alta e delle difficoltà respiratorie. 

Secondo uno studio della rivista medica Lancet, l’Egitto, l’Algeria e il Sudafrica sono i Paesi africani a più alto rischio di diffusione del virus, in particolare per l’elevato numero di viaggi e le intense relazioni commerciali con la Cina. Le misure adottate dai Paesi africani includono lo screening della temperatura nei punti di ingresso, le raccomandazioni a evitare viaggi in Cina e la diffusione di informazioni sanitarie avanzate sia al personale medico sia al pubblico generale. Tuttavia, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, ha affermato di essere seriamente preoccupato per la diffusione del virus in Paesi con sistemi sanitari deboli, come molti Stati africani. Il timore è che, nonostante la percentuale di letalità del coronavirus sia bassa, questa possa aumentare viste le condizioni in cui vive più del 40% della popolazione africana, ovvero sotto la soglia di povertà. Una caratteristica peculiare del nuovo virus è infatti la velocità di contagio elevata. A gennaio, l’organizzazione ha dichiarato il coronavirus un’emergenza sanitaria mondiale. L’OMS ha poi identificato 13 Stati africani che rischiano di più a causa del volume dei loro collegamenti con la Cina. Tra questi ci sono l’Algeria, l’Etiopia, il Sudafrica e la Nigeria.

Il coronavirus, confermato il 7 gennaio nella città cinese di Wuhan, si è ormai diffuso in più di 110 Paesi. Secondo l’OMS, si tratta di una pandemia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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