Congresso USA approva la limitazione dei poteri di guerra presidenziali

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 17:30 in Iran USA e Canada

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La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione volta a limitare i poteri di guerra del presidente, Donald Trump, a causa delle recenti tensioni con l’Iran. La misura, ora, potrebbe essere sottoposta a veto. 

L’approvazione della risoluzione arriva a seguito della decisione della Casa Bianca di ordinare l’uccisione del generale iraniano, Qassem Soleimani, con un attacco contro l’aeroporto di Baghdad del 3 gennaio. Il Senato aveva approvato la misura con 55 voti favorevoli e 45 contrari, il 13 febbraio. In tale occasione, 8 repubblicani avevano votato con i democratici. La decisione presa ora dalla Camera invia la misura a Trump, che ha minacciato di porre il veto. Un voto a maggioranza di due terzi sia alla Camera sia al Senato sarebbe necessario per superare il veto presidenziale. 

La misura richiede che Trump ottenga l’approvazione del Congresso prima di impegnarsi in ulteriori azioni militari contro l’Iran. “Il Congresso dovrebbe votare prima di ogni ulteriore ostilità con l’Iran”, ha dichiarato il rappresentante democratico, James McGovern, nel dibattito. “La costituzione conferisce al Congresso l’autorità e la responsabilità di dichiarare guerra”, ha dichiarato il leader della maggioranza della Camera, il democratico Steny Hoyer. La norma “non tiene conto della realtà attuale”, secondo quanto ha affermato la Casa Bianca, l’11 marzo. “È stata redatta molte settimane fa con l’intenzione di prevenire un’escalation tra gli Stati Uniti e l’Iran”, ha aggiunto. “Nonostante le previsioni di molte persone, tuttavia, tale escalation non si è verificata”, ha affermato la Casa Bianca. “Gli Stati Uniti non sono attualmente impegnati in alcun uso della forza contro l’Iran, in parte a causa delle solide politiche e delle azioni decisive ed efficaci di questa amministrazione”, ha poi sottolineato l’esecutivo.

Il clima particolarmente teso tra Washington e Teheran è stato segnato da alcune vicende susseguitesi a partire dal 2018. In primis, è necessario citare la decisione del presidente degli Stati Uniti, dell’8 maggio 2018, di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano, raggiunto nel 2015. Ciò ha causato l’imposizione di sanzioni contro Teheran ed un successivo inasprimento delle relazioni tra USA e Iran, a fronte delle possibili conseguenze economiche. Le tensioni sono poi cresciute a cavallo tra il 2019 ed il 2020 e la situazione è degenerata quando, nelle prime ore dell’8 gennaio, due basi situate nelle regioni irachene di Erbil e al-Anbar, che ospitavano soldati statunitensi, sono state colpite da una serie di missili. Questi erano stati lanciati da Teheran per rivendicare la morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio scorso. L’attacco non ha causato vittime, ma, a detta del Pentagono, lesioni cerebrali per quasi 100 soldati statunitensi.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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