Il Congo ospita un vertice dell’Unione Africana sulla Libia

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 17:42 in Congo

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Ha avuto inizio, giovedì 12 marzo, nella Repubblica del Congo, la riunione del Gruppo di contatto dell’Unione Africana (UA) sulla Libia. Lincontro si sta svolgendo sotto l’egida del presidente congolese Denis Sassou Nguesso, che è altresì direttore del comitato di alto livello dellUA sulla Libia. A differenza dell’ultimo meeting che si era svolto nella capitale, Brazzaville, la riunione di oggi si è tenuta a Oyo, una città situata nel Nord del paese.

Il mese scorso ad Addis Abeba, a margine del 33 ° vertice dell’Unione africana, i leader del continente avevano concordato di istituire un gruppo di contatto che, secondo le parole del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, avrebbe dovuto “promuovere il coordinamento degli sforzi internazionali nel perseguimento di una soluzione pacifica e duratura della crisi libica.

Ramaphosa aveva denunciato il permanente stato di guerra nel Paese nordafricano e aveva affermato, durante lultimo vertice dellUnione, che “il conflitto in corso in Libia ha ripercussioni pericolose per la sicurezza e la stabilità della regione e del continente in generale. Inoltre, aveva aggiunto le continue interferenze politiche e militari da parte di attori esterni minano gli interessi e i diritti fondamentali del popolo libico e le sue aspirazioni alla libertà, alla pace, alla democrazia e allo sviluppo.

La riunione di giovedì vede la partecipazione del presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Kaki Mahamat, del presidente del Ciad, Idris Deby, e di alti rappresentanti dell’Algeria, dell’Egitto e delle Nazioni Unite.

Il 2020 è stato un anno intenso per l’UA che ha cercato di favorire una soluzione politica del conflitto libico. Il capo dellUnione e il presidente congolese Sassou Nguesso erano entrambi presenti alla Conferenza di Berlino del 19 gennaio e al vertice di Brazzaville che aveva stabilito di dare il via a una ricerca della pace in Libia a guida africana. “Il nostro incontro di oggi a Oyo deve pianificare, in modo operativo, la preparazione della conferenza di riconciliazione intralibica, sotto i principi di inclusività, rappresentatività e rispetto dell’integrità e dell’unità della Libia”, ha detto il capo della Commissione, Moussa Faki Mahamat. “Oggi assistiamo alla cerimonia inaugurale di questo gruppo di contatto e, allo stesso tempo, a un’eccellente opportunità per l’Africa di esprimere la propria leadership in materia”, ha aggiunto.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Tra le mosse più recenti, il 12 febbraio, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una decisione, la numero 2510, proposta dalla Gran Bretagna e avallata da 14 membri, con cui gli Stati membri sono stati esortati a non interferire nel conflitto libico e a non prendere qualsiasi tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito nel 2011. Inoltre, le parti coinvolte nella crisi libica sono state invitate a rispettare i risultati della conferenza di Berlino e a favorire un cessate il fuoco permanente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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