Bosnia: accusato ex combattente dello Stato Islamico

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 15:49 in Balcani Siria

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Un cittadino bosniaco musulmano che aveva lasciato la Bosnia per unirsi all’ISIS e combattere in Siria è stato accusato di terrorismo, dopo essere rientrato nel Paese lo scorso dicembre. 

È quanto rivelato, giovedì 12 marzo, da Reuters, il quale ha riportato l’annuncio della Procura di Stato della Bosnia. 

Il terrorista accusato dalle autorità è Armen Dzelko, un cittadino di Sarajevo di 30 anni, già in detenzione da quando, lo scorso dicembre, era stato estradato dalla Siria in seguito alla sua resa di fronte alla Coalizione Globale per la lotta all’ISIS, a guida statunitense. 

Insieme a Dzelko, avevano fatto rientro nel Paese altri 25 membri dello Stato Islamico, di cui 7 combattenti immediatamente posti in detenzione. Tra i rimpatriati vi erano anche donne e bambini. 

Nello specifico, i capi di accusa individuati dalla procura per Dzelko riguardano l’organizzazione di un gruppo terroristico. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, il quale utilizzava gli pseudonimi di “Abdullah” e “Ike”, ha trascorso circa sette anni in Siria, dove ha preso parte ad attività terroristiche, ha combattuto al fianco dell’ISIS e ha riportato più volte danni fisici. 

L’ultimo terrorista dell’ISIS condannato dalla procura bosniaca era stato Ibro Cufurovic, 24enne bosniaco originario di Velika Kladusa, nell’area Nordoccidentale del Paese, il quale aveva già trascorso 2 anni in detenzione presso una prigione curda. Nel corso dei suoi 5 anni in Siria, l’individuo aveva adottato lo pseudonimo di Abu Kasim Albosni e combatteva al fianco di altri cittadini bosniaci. L’uomo era stato rimpatriato in Bosnia nell’aprile 2019, dopo essere stato catturato in Siria. Cufurovic aveva lasciato il suo Paese nel 2014, quando si era recato prima in Turchia e poi in Siria, dove voleva unirsi allo Stato Islamico. Il terrorista era stato condannato a 4 anni di reclusione. 

Secondo le stime riportate da Al Jazeera English, fino al 2015 erano circa 5.000 i foreign fighters che avevano lasciato l’Europa per recarsi in Siria e in Iraq e, dei Paesi di origine, la Francia era il primo “esportatore di jihadisti”. 

Per quanto riguarda la Bosnia, in particolare, l’intelligence di Sarajevo rivela che, dal 2012 al 2016, circa 241 adulti e 80 bambini hanno lasciato il territorio bosniaco per recarsi in Siria e in Iraq, dove si stima che siano nati in tale lasso di tempo oltre 150 bambini. Del totale dei combattenti bosniaci che si sono uniti all’ISIS, l’intelligence bosniaca stima che circa 100 adulti, di cui circa la metà sono donne, si trovano ancora nelle zone di conflitto, mentre almeno 88 sono ritenuti morti. Per quanto riguarda i combattenti processati e condannati, informa Reuters, questi ammontano a 46. 

Nel 2014, inoltre, la Bosnia è stato il primo Paese europeo a introdurre pene detentive fino a 10 anni per i propri cittadini che avevano abbandonato il Paese per recarsi in zone di conflitto o che avevano reclutato foreign fighters. Da quel momento, riporta Al Jazeera English, i combattenti dello Stato islamico che sono rientrati in Bosnia sono stati tutti sottoposti a processo e, per la maggior parte dei casi, condannati alla reclusione. 

Il New York Times aggiunge a tale riguardo che la Bosnia ha introdotto tali pene detentive sia per i propri cittadini che hanno combattuto all’estero, sia per coloro i quali hanno contribuito al reclutamento di altri combttenti. Secondo quanto specificato della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina, Dragan Mektic, tali pene saranno inflitte anche a donne che hanno cucinato o anche soltanto fatto le pulizie per lo Stato Islamico. Tali donne, ha dichiarato Mektic, saranno trattate al pari degli altri combattenti, ovvero come “membri attivi”. 

Il tema del rientro dei combattenti bosniaci chiama in causa anche quanto avvenuto lo scorso 8 novembre, quando il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva definito Sarajevo “una bomba ad orologeria” per via del rientro dei jihadisti. Di fronte alle accuse di Macron, il portavoce della comunità islamica della Bosnia, Muhamed Jusic, aveva dichiarato di ritenere “scandalose” le parole del presidente francese, accusato da Jusic di voler gettare fango sulla Bosnia per giustificare la sua scelta di ostacolare l’ingresso in UE dei Paesi della regione balcanica, caratterizzati da un’ampia presenza di cittadini musulmani. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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