Allerta coronavirus: Trump blocca gli arrivi dall’Europa

Pubblicato il 12 marzo 2020 alle 15:19 in Europa USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la sera dell’11 marzo ha comunicato che bloccherà la maggior parte degli arrivi negli Stati Uniti dall’Europa per 30 giorni, a partire dal 13 marzo, per arginare la diffusione del coronavirus. Le restrizioni, tuttavia, non si applicano alla Gran Bretagna. 

Trump ha imposto un divieto di ingresso agli stranieri che nelle 2 settimane precedenti siano stati nei 26 Paesi che compongono lo spazio Schengen dell’Unione Europea. I limiti, che entreranno in vigore a mezzanotte del 13 marzo, non riguarderanno i cittadini statunitensi, i residenti permanenti e le loro famiglie, anche se tutte le persone che arrivano dall’Europa potrebbero essere sottoposti a controlli più approfonditi. L’annuncio del presidente è arrivato nella serata dell’11 marzo, durante un discorso alla Casa Bianca rivolto a tutta la nazione, in cui Trump ha finalmente riconosciuto i rischi legati la pandemia di coronavirus che ha colpito oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Anche il Dipartimento di Stato ha emesso un avviso in cui suggeriva a tutti hli statunitensi di “riconsiderare i viaggi”, a causa del coronavirus. Secondo il presidente, tuttavia, gli Stati Uniti sono pronti ad affrontare questa sfida, grazie alle loro eccellenze mediche e alla prontezza delle misure. Queste al momento, tuttavia, sono limitate al sostegno economico e al taglio della pressione fiscale, oltre alla restrizione agli arrivi dall’Europa. Nei prossimi giorni, gli USA festeggeranno la festa di San Patrizio, che solitamente raccoglie numerosi gruppi di persone, con alte possibilità di contagio. 

Il discorso di Trump ha segnato un importante cambiamento di rotta dell’amministrazione statunitense. Fino al 10 marzo, il presidente sosteneva che fosse sufficiente “mantenere la calma” e il virus, che è stato paragonato all’influenza comune, sarebbe presto scomparso. “Stiamo rendendo disponibili trattamenti antivirali in tempi record”, aveva affermato, anche se al momento gli esperti dichiarano che non esistono trattamenti che siano totalmente efficaci per il coronavirus. Parlando davanti al Congresso, l’11 febbraio, Anthony Fauci, capo dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (NIAID) e membro della task force della Casa Bianca per affrontare l’epidemia, ha dichiarato che la situazione sta per peggiorare. Fauci ha sollecitato un approccio più aggressivo per limitare la diffusione del virus. “Anche nelle aree del Paese dove i casi non ci sono o sono pochi, dobbiamo cambiare il nostro comportamento”, ha affermato. “In sostanza, dobbiamo presumere che saremo colpiti. Ed è per questo che parliamo di aumentare le misure di mitigazione e contenimento in un modo molto più vigoroso”, ha poi aggiunto. 

Il medico ha poi riferito che era impossibile fare proiezioni su quanto il virus si sarebbe diffuso negli Stati Uniti, in quanto troppo dipendeva da quali misure saranno prese, ma ha aggiunto: “Se siamo compiacenti e non facciamo contenimento e mitigazione davvero aggressivi , il numero potrebbe salire di molto e milioni di persone potrebbero essere coinvolte”. Intanto, la Casa Bianca ha dichiarato di aver esortato gli Stati e le comunità a prendere misure più incisive per combattere il coronavirus, con nuove informazioni fornite dall’agenzia federale per la sanità pubblica. “Avrete notizie dai Centri per le Malattie e dalla Casa Bianca che forniranno raccomandazioni a quelle comunità locali sui passi aggressivi che pensiamo debbano essere portati avanti”, ha dichiarato il segretario alla Salute, Alex Azar, a Fox News. 

Intanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il coronavirus una pandemia, dopo aver registrato oltre 118.000 casi in 114 Paesi del mondo, con un bilancio di 4.291 morti. “Abbiamo chiesto ogni giorno che i Paesi prendessero provvedimenti urgenti e aggressivi. Abbiamo suonato il campanello d’allarme forte e chiaro”, ha dichiarato il capo dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’11 marzo. “L’OMS ha monitorato questo focolaio 24 ore su 24 e siamo profondamente preoccupati sia per i livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia per i livelli allarmanti di inazione”, ha aggiunto Ghebreyesus, affermando che l’OMS “ha quindi effettuato la valutazione che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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