Yemen: nuove tensioni a Hodeidah, mentre continuano gli scontri nel Nord

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 9:03 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti hanno annunciato di aver abbattuto un aereo appartenente alla coalizione a guida saudita a Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen, mentre l’esercito yemenita prova a riprendere il controllo di al-Jawf.

Entrambi gli episodi fanno riferimento a martedì 10 marzo. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, i ribelli Houthi hanno affermato di aver abbattuto un “aereo spia” appartenente alla coalizione internazionale saudita-emiratina, impegnata nel conflitto yemenita a fianco del governo riconosciuto a livello internazionale. Il velivolo è stato colpito, nello specifico, mentre sorvolava At Tuhayta, nel Sud di Hodeidah.

Sempre nel Sud di tale governatorato, il quotidiano arabo al-Arabiya ha riferito della ripresa di attacchi indiscriminati, per mezzo di artiglieria, da parte dei ribelli sciiti, contro Hays. Questi hanno causato perlopiù danni materiali, colpendo le abitazioni civili ed i negozi del quartiere. L’attacco ha provocato uno stato generale di caos e paura tra i civili residenti nell’area. L’episodio è giunto dopo che, il giorno precedente, il 9 marzo, un civile di 32 anni è morto a seguito di un bombardamento condotto contro il distretto di al-Duraimi, sempre all’interno della provincia di Hodeidah.  

Tale governatorato rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

Il quadro del conflitto yemenita ha poi assistito, sin dal primo marzo, ad un’ulteriore escalation militare nel Nord dello Yemen, iniziata con la conquista, da parte dei ribelli, di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf. Il controllo da parte dei ribelli di Hamz, del primo marzo, è giunto a seguito di violente battaglie contro le forze congiunte, composte da membri sia dell’esercito nazionale yemenita sia della coalizione internazionale a guida saudita, oltre che dopo almeno tre attacchi aerei. Le forze governative sono state costrette a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese.

Tuttavia, è dell’11 marzo la notizia, riportata da al-Jazeera, secondo cui l’esercito yemenita è riuscito a riprendere il controllo di alcune aree settentrionali di al-Jawf, dopo violenti scontri contro i ribelli, causando altresì la morte di una decina di Houthi. Parallelamente, sempre il 10 marzo, circa 9 combattenti Houthi hanno perso la vita a Sa’ada, nel Nord dello Yemen, e, nello specifico, nel distretto di Baqim. Tale governatorato è considerato una delle principali roccaforti dei ribelli, dove le forze congiunte sono impegnate in intensi scontri presso circa 8 assi di combattimento.

Dopo la conquista di Hamz da parte dei ribelli, l’Ufficio delle Nazioni Unite in Yemen e l’unità per la gestione degli sfollati interni, che si occupa prevalentemente del monitoraggio degli accampamenti yemeniti , il 2 marzo, hanno riferito che migliaia di yemeniti, circa 14.000, sono già fuggiti di fronte all’intensificarsi degli attacchi dei ribelli, verso la vicina provincia di Ma’rib, e si prevede che il numero di famiglie sfollate raggiunga quota 25.000 nel breve termine. Di fronte a tale scenario, le organizzazioni internazionali ed umanitarie sono state esortate ad intervenire e a fornire supporto.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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