Un palestinese morto e altri 3 feriti in Cisgiordania

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 17:18 in Israele Palestina

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Un giovane palestinese è morto e altre 3 persone sono rimaste gravemente ferite nei territori della Cisgiordania occupata, dopo che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro la folla di manifestanti, in protesta contro i coloni israeliani.

L’episodio si è verificato mercoledì 11 marzo a Jabal al-Armeh, nella città di Beita, nei pressi di Nablus. A darne notizia, il Ministero della Salute palestinese, secondo cui il giovane deceduto, un ragazzo di 15 anni, Mohammed Hamayel, è morto a causa degli spari con munizioni vive da parte delle forze israeliane che l’hanno colpito in viso. Secondo fonti media locali, altri 3 palestinesi sono stati arrestati. Una corrispondente di al-Jazeera ha aggiunto che circa 112 feriti sono stati curati sul posto da parte dei medici locali, ma alcuni versano ancora in gravi condizioni. Il sindaco di Beita, Fuad Maali, ha riferito che i coloni hanno tentato di raggiungere la cima della montagna durante la notte, ma centinaia di residenti si sono accampati per ostacolarli. Dal canto suo, l’esercito israeliano ha affermato che circa 500 palestinesi hanno bruciato pneumatici e lanciato pietre contro i propri soldati, scatenando una “rivolta violenta”.

Secondo gli abitanti di Jabal al-Armeh, coloni israeliani sono presenti nell’area sin dagli anni ’80. Si tratta di una delle alture dove questi preferiscono sostare per meglio controllare la situazione, secondo quanto riferito. Tuttavia, sin dal 28 febbraio scorso, i manifestanti locali hanno organizzato sit-in nel villaggio per dissuadere i coloni israeliani dal creare un avamposto per il loro insediamento e proseguire con un piano di espansione verso il monte Armeh.

Le tensioni tra israeliani e palestinesi si sono acuite dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato, il 28 gennaio scorso, il cosiddetto Piano di Pace, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano.

In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

Un altro punto prevede la ridefinizione dei confini di Israele, interessando altresì i territori della Cisgiordania, mentre nelle aree rimanenti si costituirebbe un cosiddetto “State-minus”, ovvero un’altra entità priva di esercito e di sovranità. Per la Casa Bianca si tratterebbe di uno “Stato palestinese smilitarizzato”, all’interno del quale vi saranno anche punti accessibili ai soli israeliani e che rappresenterebbero, di fatto, i loro insediamenti e le vie d’accesso. Non da ultimo, si richiede lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza.

Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele. La questione degli insediamenti viene considerata uno dei principali ostacoli al raggiungimento un accordo di pace tra Israele e il popolo palestinese.

I palestinesi cercano una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele, da parte sua, riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese. Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata altresì stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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