Tunisia: dimissioni improvvise nel principale partito dell’opposizione

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 16:17 in Africa Tunisia

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In Tunisia, 11 deputati del partito Qalb Tounes, la seconda forza politica del Parlamento dopo Ennahda, hanno rassegnato le proprie dimissioni dichiarando di voler abbandonare il gruppo. La mossa improvvisa riflette le divisioni interne al partito, di orientamento populista, guidato dal magnate dei media Nabil Karoui. Qalb Tounes, tra l’altro, è una delle poche formazioni politiche ad essere stata esclusa dalla composizione del nuovo governo, presieduto dal premier Elyes Fakhfakh. Le dimissioni includono importanti leader, come il capogruppo in Parlamento, Hatem al Maliki, e il vice presidente del partito, Reza Sharaf al Din. Qalb Tounes scende così a 27 seggi, dai 38 iniziali, mantenendo comunque la seconda posizione in Parlamento dopo Ennhada, il partito islamico moderato che possiede 58 seggi, e davanti alla Corrente democratica, la terza forza del Paese con 22 seggi.

Il presidente del blocco parlamentare di Qalb Tounes, Hatem al Maliki, ha giustificato le dimissioni, martedì 10 marzo, spiegando che si tratta di una protesta contro la mancanza di governance e di meccanismi decisionali affidabili all’interno del partito. L’uomo ha aggiunto che i deputati dimissionari rifiutano le posizioni politiche del partito nei confronti delle istituzioni statali e intendono fare un’opposizione costruttiva e non distruttiva, come invece sembra voler fare Karoui. Maliki ha dunque specificato che, insieme agli altri 10 colleghi, cercherà di organizzarsi in un nuovo blocco parlamentare.

Il Parlamento tunisino ha votato la fiducia al nuovo governo di coalizione, proposto dal primo ministro Elyes Fakhfakh, il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo presentata dal neopremier è composta da 30 ministri e da 2 sottosegretari. Sei sono le donne a cui è stato affidato un incarico all’interno del nuovo esecutivo, una delle quali posta a capo del Ministero della Giustizia. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, è richiesta una notevole spesa pubblica e riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche. Il nuovo governo dovrà anche garantire nuovi finanziamenti esterni, per un valore di 3 miliardi di dollari, dal momento che, ad aprile, è prevista la fine del programma di prestiti del Fondo monetario internazionale.

Il voto del 26 febbraio è arrivato dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, aveva rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato da Ennahda. Il premier designato dal partito islamico non era riuscito a ottenere i voti favorevoli della maggioranza dell’Assemblea, fermandosi a 72 contro i 130 necessari. 

Erano circa 4 mesi che la Tunisia attendeva un nuovo esecutivo. Sin dal mese di ottobre 2019, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non erano riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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