Tensioni Grecia-Turchia: anche la Croazia invia i rinforzi

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 13:10 in Croazia Grecia

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Il governo della Croazia ha deciso di inviare 4 agenti di polizia alla frontiera tra Grecia e Turchia alla luce delle tensioni sorte tra i due Paesi a causa dell’emergenza migratoria. 

È quanto rivelato, il 10 marzo, da N1, il quale ha ripreso un comunicato del Ministero dell’Interno di Zagabria, dove si specificava che gli agenti presteranno servizio all’interno della missione guidata dall’Agenzia europea di guardia costiera e frontaliera, Frontex. 

L’operazione, aggiunge il sito, è stata lanciata in seguito alla richiesta avanzata dalla Grecia e durerà dall’11 marzo al 6 maggio. In totale, saranno 100 gli agenti di polizia inviati dagli Stati Membri dell’UE. 

Per quanto riguarda i militari di Zagabria, questi rimarranno in Grecia fino all’8 aprile, per poi essere sostituiti da altri 4 agenti che resteranno al confine fino a maggio. Tuttavia, ha rivelato il Ministero, la missione può essere prorogata e il contingente croato ampliato. 

Poco prima, anche Austria e Polonia avevano rivelato di voler inviare decine di unità di polizia al confine tra Grecia e Turchia, al fine di aiutare il governo di Atene a gestire l’emergenza causata dall’incremento del numero dei migranti. 

Nello specifico, Varsavia ha deciso di inviare 100 unità di polizia al confine nordorientale tra Grecia e Turchia, nella provincia di Evros, rimanendo in ogni caso disponibile a fornire ulteriori rinforzi in caso di necessità. Vienna, invece, invierà 13 membri delle forze speciali, anch’essi nella provincia di Evros, nei prossimi giorni. Tutte le forze saranno supervisionate dalla polizia della Grecia e dall’Esercito ellenico.  

Prima di Austria e Polonia, anche Cipro aveva già deciso, domenica 8 marzo, di inviare 22 poliziotti antisommossa, o un’intera unità, per fornire assistenza alla Grecia  

I rinforzi degli alleati europei giungono in un clima di tensioni tra Grecia e Turchia, in crescita da dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese.  

Poco dopo, il 6 marzo, la Turchia aveva rivelato di aver registrato l‘abbandono delle province di Edirne ed Evros da parte di oltre 142.000 migranti intenzionati a recarsi presso il confine con la Grecia, la quale, dal canto suo, ha affermato di aver respinto almeno 2.900 stranieri intenti a varcare il confine nella sola giornata del 5 marzo.   

In aggiunta, Atene sostiene di avere “prove schiacchianti” in merito al fatto che lo spostamento di migranti e rifugiati dalle città turche al confine con la Grecia sia stato “ideato e orchestrato dalla Turchia”, dove i migranti, ha sottolineato Dendias, vivevano già da anni. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con la Turchia.   

Nello specifico, il capo di Stato di Ankara ha più volte sottolineato che se da un lato la Turchia, nel rispetto dell’accordo siglato con l’UE in materia di immigrazione, sta affrontando un peso di oltre 4 milioni di richiedenti asilo, dall’altro l’Europa non ha rispettato gli impegni presi, dato che aveva promesso l’invio di 6 miliardi di euro ad Ankara, ma questi, secondo le dichiarazioni del capo di Stato turco, non sono mai arrivati del tutto. L’UE, invece, sostiene di aver speso l’intera cifra, ma destinando parte del fondo alle organizzazioni internazionali coinvolte e non direttamente alla Turchia.   

Date le tensioni al confine, entrambi i Paesi hanno deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Nello specifico, Ankara ha schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia   

A seguito dell’innalzamento dei criteri di sicurezza, Ankara ha più volte accusato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Anche il 9 marzo, l’agenzia stampa turca, Anadolu, ripresa dallo Yeni Safak, ha riportato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia della Grecia contro i migranti alla frontiera.   

Da parte sua, Atene ha più volte respinto le accuse di Ankara, etichettando tali notizie come “fake news”.   

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Jasmine Ceremigna Tensioni Grecia-Turchia: anche la Croazia invia i rinforzi 

di Redazione

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