Sudan: ondata di arresti dopo l’attentato contro Hamdok

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 9:22 in Africa Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità sudanesi hanno arrestato un gran numero di persone sospettate di essere coinvolte nel tentato omicidio del primo ministro Abdalla Hamdok. Il premier, di 64 anni, è riuscito a sopravvivere a un attentato condotto contro il convoglio che lo stava scortando in ufficio, lunedì 9 marzo. Non ci sono state vittime e, nonostante il lancio di un esplosivo e la raffica di proiettili contro la sua macchina, Hamdok ne è uscito illeso. Con un post su Twitter, il primo ministro sudanese ha assicurato che sta bene e che l’incidente sarà solo un motivo in più per continuare sulla strada del cambiamento nel Paese africano.

Il governatore di Khartoum, Ahmed Abdoon, ha riferito al quotidiano Al Jazeera che diversi sospettati, accusati di coinvolgimento nell’attentato, sono stati messi in detenzione. Da parte sua, il massimo procuratore del Paese, Taj al-Ser Ali al-Hebr, ha dichiarato che i pubblici ministeri hanno avviato le loro indagini sull’attacco, che, a suo dire, sarebbe stato “professionalmente orchestrato”. Il ministro delle Informazioni sudanese, Falih Salih, ha anche lui assicurato che è in corso un’indagine per determinare chi c’è dietro l’attentato. “I tentativi terroristici e lo smantellamento del vecchio regime saranno affrontati in modo decisivo”, ha affermato Salih. Nel frattempo, il Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa del Sudan ha dichiarato che sta cercando anche il sostegno degli “amici”, ovvero degli alleati, del governo di Khartoum, per scoprire chi siano i responsabili dell’attacco.

La massima autorità del Paese, il Consiglio sovrano di transizione, ha dichiarato, martedì 10 marzo, che intende rimuovere tutti i fedeli dell’ex presidente Omar al-Bashir dal potere e procedere in maniera più decisa con lo smantellamento del vecchio regime. Secondo quanto reso noto dal portavoce del Consiglio, Mohamed al-Faki, un gruppo di agenti dei servizi di sicurezza legati ad al-Bashir verrà posto sotto il controllo del governo civile e una commissione incaricata di facilitare la transizione verso la democrazia rimuovendo tutti gli elementi della vecchia guardia riceverà poteri aggiuntivi. Alcuni funzionari del Servizio di Sicurezza e Intelligence Nazionale (NISS) sono già stati licenziati e il nome dell’agenzia è stato sostituito con quello di Servizio di Intelligence Generale (GIS).

Dopo l’attacco di lunedì, l’Associazione dei Professionisti Sudanesi (SPA), che ha guidato il movimento contro al-Bashir, ha chiesto ulteriori manifestazioni per mostrare unità e sostegno al governo civile, guidato da Hamdok. Una dichiarazione delle Forze per la Libertà e il Cambiamento (FFC) ha poi invitato le persone a scendere in piazza per “mostrare l’unità e la coesione del popolo sudanese e per proteggere l’autorità del governo di transizione”. Il giorno dopo il tentato omicidio, decine di manifestanti a Khartoum hanno gridato il loro supporto al primo ministro, cantando “con il nostro sangue e la nostra anima, ci sacrificheremo per voi”. “Questa è la nostra patria e Hamdok è il nostro leader”, hanno più volte ripetuto.

In Sudan, dopo mesi di proteste, vige attualmente un governo di transizione, il cui leader è il primo ministro Hamdok. Le manifestazioni contro il vecchio regime erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento dell’ex presidente, Omar al Bashir, estromesso dal potere l’11 aprile, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese aveva dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel-Fattah Al-Burhan. I manifestanti, tuttavia, continuavano a scendere nelle strade della capitale per protestare e chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e, in base a quanto stabilito nel trattato, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe dovuto guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione  per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.