Sudafrica: Ramaphosa scagionato dalle accuse di corruzione

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 11:25 in Africa Sudafrica

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L’Alta Corte sudafricana ha scagionato il presidente Cyril Ramaphosa dallaccusa di aver mentito al Parlamento sullorigine dei finanziamenti per la campagna elettorale del 2017. Tale sostegno economico sarebbe servito a Ramaphosa per assumere la guida dell’attuale partito di governo del Paese, l’African National Congress (ANC).

Il protettore pubblico, Busisiwe Mkhwebane, aveva affermato a luglio che Ramaphosa aveva deliberatamente ingannato il Parlamento sudafricano sulla provenienza dei 500.000 rand, corrispondenti a circa 32.500 dollari, utilizzati nella sua campagna per succedere allex presidente, Jacob Zuma, come leader dellANC. Nel suo rapporto, Mkhwebane aveva affermato che c’erano prove evidenti di un riciclaggio di denaro che coinvolgeva milioni di rand nella gestione delle donazioni. Laccusa aveva scatenato una dura reazione del presidente Ramaphosa, che aveva immediatamente messo in dubbio la legalità e le intenzioni del rapporto.

Martedì 10 marzo, i giudici dell’Alta Corte hanno descritto il rapporto come basato su una lettura errata e “fatalmente imperfetta” della legge. “Dal rapporto emerge che il protettore pubblico era confuso riguardo alle fondamenta legali delle sue scoperte”, ha affermato il giudice Keoagile Elias Matojane, aggiungendo che laccusa di inganno del Parlamento è infondata e frutto di un errore materiale. Il tribunale ha poi aggiunto che non c’erano prove a sostegno dell’accusa di riciclaggio di denaro e che era fuori dalla giurisdizione del protettore pubblico indagare sulle donazioni per la campagna elettorale in quanto di natura privata e non pubblica.

Il caso è stato interpretato da molti analisti come una nuova manifestazione della storica rivalità, allinterno dell’ANC, tra i sostenitori di Ramaphosa e quelli del suo predecessore, Jacob Zuma. Le dichiarazioni contro la condotta di Mkhwebane rafforzeranno probabilmente le richieste a favore di una sua rimozione dalla carica.

La situazione in Sudafrica rimane molto critica per quanto riguarda l’economia e specialmente per quanto riguarda l’occupazione. Da quando è stato eletto, l’8 marzo 2019, Ramaphosa ha promosso riforme significative per ripristinare la stabilità macroeconomica del Paese. Tuttavia, tali politiche non sono state in grado di affrontare alcuni dei problemi strutturali del Paese. Nello specifico, il debito pubblico è rimasto molto alto al 59,9%, e gli oneri per il servizio del debito, quasi il 14% delle entrate, continuano ad appesantire la spesa pubblica. In aggiunta, il tasso di disoccupazione resta elevato, al 27,9% nel 2019, soprattutto se si considera la popolazione inattiva che non cerca più lavoro. Inoltre, il tasso di disoccupazione è molto più elevato tra i giovani e le persone di colore, fattore che aumenta ulteriormente le disparità sociali in un Paese considerato tra i più disuguali al mondo. Il divario sociale è ancora più netto in riferimento al reddito.

Secondo le statistiche ufficiali di StatisticsSA, pubblicate martedì 3 marzo, il Sudafrica è scivolato in recessione negli ultimi tre mesi del 2019, con il PIL che ha subito una contrazione dell’1,4% nel quarto trimestre, e dello 0,8% nel terzo. Gli economisti intervistati da Reuters avevano già previsto un calo della crescita per tale trimestre, stimato intorno allo 0,1%, ma la contrazione è stata maggiore di quanto si aspettassero.Le deboli prestazioni aggiungono pressione sull’amministrazione del presidente Cyril Ramaphosa, che non è riuscito a raggiungere una crescita economica robusta, poiché il Paese è stato segnato da mancanza di energia, piogge irregolari e accuse diffuse di corruzione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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