Stati Uniti: cresce l’allarme per il coronavirus

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 19:02 in USA e Canada

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L’epidemia di coronavirus si è intensificata negli Stati Uniti, l’11 marzo, con più di 1.000 casi confermati e il bilancio delle vittime che conta ormai 31 persone. Un alto funzionario federale della sanità ha avvertito che il peggio deve ancora arrivare.

Parlando davanti al Congresso, la mattina dell’11 febbraio, Anthony Fauci, capo dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (NIAID) e membro della task force della Casa Bianca per affrontare l’epidemia, ha dichiarato che la situazione sta per peggiorare. Fauci ha sollecitato un approccio più aggressivo per limitare la diffusione del virus. “Anche nelle aree del Paese dove i casi non ci sono o sono pochi, dobbiamo cambiare il nostro comportamento”, ha affermato. “In sostanza, dobbiamo presumere che saremo colpiti. Ed è per questo che parliamo di aumentare le misure di mitigazione e contenimento in un modo molto più vigoroso”, ha poi aggiunto. 

Il medico ha poi riferito che era impossibile fare proiezioni su quanto il virus si sarebbe diffuso negli Stati Uniti, in quanto troppo dipendeva da quali misure saranno prese, ma ha aggiunto: “Se siamo compiacenti e non facciamo contenimento e mitigazione davvero aggressivi , il numero potrebbe salire di molto e milioni di persone potrebbero essere coinvolte”. Intanto, la Casa Bianca ha dichiarato di aver esortato gli Stati e le comunità a prendere misure più incisive per combattere il coronavirus, con nuove informazioni fornite dall’agenzia federale per la sanità pubblica. “Avrete notizie dai Centri per le Malattie e dalla Casa Bianca che forniranno raccomandazioni a quelle comunità locali sui passi aggressivi che pensiamo debbano essere portati avanti”, ha dichiarato il segretario alla Salute, Alex Azar, a Fox News. 

Intanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il coronavirus una pandemia, dopo aver registrato oltre 118.000 casi in 114 Paesi del mondo, con un bilancio di 4.291 morti. “Abbiamo chiesto ogni giorno che i Paesi prendessero provvedimenti urgenti e aggressivi. Abbiamo suonato il campanello d’allarme forte e chiaro”, ha dichiarato il capo dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’11 marzo. “L’OMS ha monitorato questo focolaio 24 ore su 24 e siamo profondamente preoccupati sia per i livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia per i livelli allarmanti di inazione”, ha aggiunto Ghebreyesus, affermando che l’OMS “ha quindi effettuato la valutazione che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia”. 

La critica tocca alcuni leader dell’Unione Europea, che stanno promettendo di fare “tutto il necessario” per affrontare l’epidemia, ma con molti Paesi che non hanno ancora avviato misure specifiche. Il virus, intanto, sta continuando a diffondersi negli Stati Uniti ed è apparso in nuovi Paesi tra cui Bolivia e Turchia, mentre Indonesia e Svezia hanno registrato i loro primi decessi, l’11 marzo. Più di 66.000 persone sono guarite dalla malattia in tutto il mondo, secondo la John Hopkins University. Particolarmente grave la situazione in Italia, dove il bilancio delle vittime è salito nelle ultime 24 ore da 196 a 827, il più grande aumento da quando il contagio è stato rilevato, il 21 febbraio. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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