Siria, Idlib: tra progressi e violazioni

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 13:18 in Siria Turchia

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Fonti del quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed hanno rivelato che la regione siriana Nord- occidentale di Idlib, per il sesto giorno consecutivo, continua ad assistere ad una situazione di tregua. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che tale governatorato è testimone di “leggere violazioni” del cessate il fuoco annunciato il 5 marzo scorso.

Pertanto, Mosca è stata esortata ad intraprendere misure dissuasive verso le forze del regime siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad. Le parole sono state pronunciate mercoledì 11 marzo a Istanbul, di fronte ai parlamentari della propria alleanza politica. Nel corso del suo discorso, Erdogan ha sottolineato che, nonostante vi siano stati dei progressi a Idlib, il cessate il fuoco sta cominciando ad essere violato, sebbene attraverso episodi limitati. Pertanto, la situazione è migliorata, ma non è stato ancora raggiunto il risultato sperato.

Le fonti di al-Araby al-Jadeed, dal canto loro, hanno riferito che le forze del regime hanno violato la tregua nella sera del 10 marzo, attraverso attacchi per mezzo di artiglieria condotti nelle aree Nord-occidentali di Hama, e contro villaggi a Sud-Ovest di Idlib, provocando danni alle abitazioni civili. Parallelamente, secondo quanto riportato, l’esercito di Assad sta altresì rafforzando le proprie truppe presso gli assi di combattimento situati a Saraqib, oltre che a Sud dell’autostrada M4. Non da ultimo, aerei di ricognizione russi continuano ad effettuare voli sporadici.

Il presidente Erdogan, nel suo discorso dell’11 marzo, ha precisato che il suo Paese ha raggiunto un accordo di cessate il fuoco temporaneo, non perché non sia in grado di frenare le forze di Assad e i gruppi terroristici presenti in Siria, ma perché desidera raggiungere una soluzione che sia ragionevole per tutte le parti impegnate nel conflitto. A tal proposito, il capo di Stato di Ankara si è detto pronto a rispondere a qualsiasi eventuale attacco contro le postazioni turche situate nella regione, incluse tra le proprie priorità. Per tale motivo, ha riferito Erdogan, verranno presto costruite abitazioni a 25-30 km dal confine turco, destinate ad ospitare gli sfollati siriani.

In tale quadro, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che una delegazione turca e una russa si sono incontrate, nella sera del 10 marzo, ad Ankara ed i loro colloqui sono stati definiti “positivi e costruttivi”. Secondo quanto riferito dal ministro turco, Ankara e Mosca hanno dato inizio ai preparativi per le operazioni di pattugliamento congiunte, che dovrebbero essere intraprese a partire dal 15 marzo prossimo, e che interesseranno, in particolare, l’autostrada M4, che collega Aleppo e Latakia, parallela al confine siro-turco. Non da ultimo, il 10 marzo, il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha rivelato che le forze turche avranno il compito di perlustrare le aree settentrionali ad un corridoio di sicurezza posto intorno alla suddetta autostrada, mentre quelle russe saranno poste a Sud.

Si tratta di punti stabiliti con il cessate il fuoco raggiunto, il 5 marzo, a seguito di sei ore di colloqui tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi. Oltre alla tregua, le parti hanno concordato altresì l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte, a partire dal 15 marzo prossimo. Queste interesseranno, in particolare, la strada M4, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Secondo quanto riferito nella dichiarazione congiunta, la zona di sicurezza si estenderà per 6 km a Nord e 6 km a Sud dell’autostrada M4, ma ulteriori dettagli saranno definiti nel futuro prossimo da parte dei ministri della Difesa russo e turco. Tuttavia, per Assad l’obiettivo del regime continua ad essere “Idlib ora”, ovvero la conquista dell’intero governatorato.

Il cessate il fuoco è giunto dopo settimane di scontri via terra e via aerea che hanno visto impegnate le forze di Assad, coadiuvate da Mosca, ed i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia. Questi hanno riguardato, nello specifico, il governatorato Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione, al centro di una violenta offensiva sin dalla fine del mese di aprile 2019, intensificatasi ulteriormente nel dicembre dello stesso anno. La provincia ospita altresì 12 postazioni di monitoraggio turche, stabilite con l’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è più volte detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Tra gli ultimi progressi registrati prima della recente escalation, le forze di Assad avevano dichiarato, il 16 febbraio, di aver preso il controllo della periferia di Aleppo. Saraqib rappresenta, invece, la seconda città più rilevante conquistata dal regime. La prima è stata Maarat al-Nu’man, altro crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco, che l’esercito di Assad è riuscito ad occupare il 29 gennaio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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