Libia: Haftar vola da Merkel, nessuna soluzione militare

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 9:57 in Germania Libia

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha incontrato, a Berlino, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, la quale ha ribadito la necessità di una soluzione politica e non militare.

L’incontro è avvenuto il 10 marzo, dopo che, il giorno precedente, il 9 marzo, Haftar si era recato a Parigi per incontrare il presidente francese, Emmanuel Macron. Nel corso della visita ufficiale tedesca, il generale libico e Merkel hanno discusso della perdurante crisi libica, dello status quo sia sul campo sia a livello politico e delle strade percorribili per giungere a una soluzione pacifica. A tal proposito, la cancelliera tedesca ha affermato che il conflitto libico non può essere risolto militarmente e che, pertanto, risultano essere necessari sia un cessate il fuoco sia passi in avanti verso il processo politico, in conformità con le decisioni della conferenza di Berlino, tenutasi il 19 gennaio scorso. Questo è quanto riferito dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, il quale, però, non ha rivelato dettagli sulla risposta di Haftar.

Il 9 marzo, Haftar ha riferito al capo di Stato francese di essere pronto a raggiungere una tregua in Libia, a condizione che tutti i gruppi armati, compreso l’esercito di Tripoli sotto il comando del Governo di Accordo Nazionale (GNA), si impegnino a farlo. Tuttavia, nel frattempo, Tripoli continua ad essere teatro di tensioni, provocate sia dalle forze dell’LNA sia da quelle tripoline, sostenute da Ankara.

Dal canto suo, il governo tripolino, il 3 marzo, aveva invitato la comunità internazionale a continuare a profondere sforzi per raggiungere la pace in Libia, e ad adempiere ai propri obblighi nei confronti della popolazione libica, incoraggiando la pace e la stabilità nel Paese, anche esercitando pressioni sulle forze di Haftar ed esortandole a porre fine agli scontri, a favore di una risoluzione politica. Tali dichiarazioni sono giunte dopo le dimissioni dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, giunte nella sera del 2 marzo. A tal proposito, Tripoli ha evidenziato ed apprezzato quanto svolto dall’Onu e da Salamé nel promuovere una tregua nel Paese, con l’auspicio che la Missione continui ad impedire ad attori esterni di destabilizzare ancor di più la Libia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

In tale quadro, il 12 febbraio scorso, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una decisione, la numero 2510, proposta dalla Gran Bretagna e avallata da 14 membri, con cui gli Stati membri sono stati esortati a non interferire nel conflitto libico e a non prendere qualsiasi tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito nel 2011. Inoltre, le parti coinvolte nella crisi libica sono state invitate a rispettare i risultati della conferenza di Berlino e a favorire un cessate il fuoco permanente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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