Il Libano non salda i debiti, cosa potrebbe fare ora

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 16:36 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Libano ha annunciato che non salderà il debito pari a 1.2 miliardi di obbligazioni Eurobond, in scadenza il 9 marzo scorso. Si tratterà della prima situazione di default della storia libanese e tale quadro desta preoccupazione.

Il Paese è attualmente in preda ad una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dalla guerra civile del periodo 1975-1990, nonché uno degli Stati più indebitati al mondo. Il debito sovrano è pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 150% del PIL. Oltre alle obbligazioni internazionali libanesi, che ammontano a 31 miliardi di dollari, la Banca centrale del Libano ha oneri stimati a 52.5 miliardi di dollari, sotto forma di depositi in valuta estera e certificati di deposito.

Visto il complesso quadro economico, al momento una delle opzioni potrebbe essere rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e avviare, al contempo, negoziati con i propri creditori. Esperti del FMI si sono già recati a Beirut nelle ultime settimane ed avviato consultazioni con funzionari e rappresentanti del governo, con il fine ultimo di fornire consigli tecnici. Tuttavia, il 25 febbraio, questi hanno incontrato l’opposizione del vicesegretario generale, nonché secondo leader, di Hezbollah, Sheikh Naim Qassem, il quale ha affermato che il proprio partito non è disposto a sottomettersi agli strumenti “imperialisti” del FMI, e non accetterà alcuna forma di sottomissione alle politiche da questo adottate, né prestiti “di salvataggio”. Questi, è stato affermato, potrebbero portare Beirut a dover accettare condizioni insostenibili, nel quadro di una situazione economica già complicata. Hezbollah, un gruppo sciita sostenuto dall’Iran e designato un’organizzazione terroristica da Washington, è uno dei principali sostenitori del nuovo governo libanese.

Tuttavia, il Libano necessità attualmente di denaro, rapidamente, o, secondo alcuni, il Paese rischia di assistere a nuovi scenari di violenza, a fronte di un’ulteriore riduzione della moneta in circolazione. Il FMI dovrebbe, pertanto, delineare per il Paese un piano economico credibile, ma al momento ciò risulta essere difficile. Beirut è un hub bancario e le banche ora hanno bisogno di ricapitalizzare. Tuttavia, le banche commerciali detengono la maggior parte del debito libanese in lire e il 16% del debito in valuta estera. Pertanto, anche l’ipotesi della ristrutturazione è da cancellare in quanto rischierebbe di liquidare il loro capitale. Il Libano, poi, non beneficia di numerosi prestiti bilaterali e multilaterali. Di conseguenza, seppure tali debiti fossero saldati, il Paese ridurrebbe l’onere solo del 3,5% del PIL, secondo Capital Economics. Non da ultimo, un’altra delle risorse principali del Paese, il turismo, è attualmente gravemente danneggiata dalla diffusione del coronavirus.

Un’altra opzione sarebbe gestire la crisi senza il sostegno del FMI, ma Beirut dovrebbe fare ciò che nessun governo precedente è stato in grado di fare, ovvero ridurre la spesa pubblica e avviare un programma a lungo termine di aumenti delle tasse, in modo da risanare le finanze. L’agenzia di rating Fitch ha affermato che il governo potrebbe persino attingere ai depositi e ai risparmi detenuti nelle banche del Paese, ma l’esecutivo ha rifiutato una simile ipotesi. Tuttavia, bisogna comunque rinegoziare i diversi debiti con i creditori internazionali. A tal proposito, è stato segnalato come le obbligazioni libanesi siano prive di una formulazione legale nota come “clausola di azione collettiva rafforzata”, il che significa che potrebbe essere necessario rinegoziare le obbligazioni quasi una per volta anziché per blocchi. In tal modo, un detentore o un gruppo di detentori con almeno il 25% di obbligazioni potrebbe ostacolare l’intero processo negoziale, se non concorde con le proposte del governo. Pertanto, non è scontato che si possa raggiungere facilmente un compromesso.

L’ultima opzione sarebbe provare a forzare tutti i possessori di obbligazioni a bloccare il proprio denaro nel Paese, ma ciò porrebbe ulteriori rischi. Per alcuni esperti, potrebbe accadere ciò che è successo in Argentina, quando un gruppo di fondi ha portato il Paese in tribunale, a New York. Questo ha vietato alle banche internazionali di acquistare qualsiasi nuova obbligazione argentina e il Paese si è trovato tagliato fuori dai mercati del debito internazionale per più di un decennio. Se dovesse verificarsi una battaglia legale anche in Libano, i fondi coinvolti potrebbero avanzare richieste anche su altri beni e attività, tra cui proprietà statali e infrastrutture.

Le opzioni, al momento, non fanno ben sperare. Per alcuni esperti, l’economia libanese potrebbe subire un crollo di almeno il 10% nel 2020 e raggiungere livelli simili a quelli degli Stati Uniti durante la cosiddetta Grande Depressione, ovvero la crisi del 1929. La Banca Mondiale ha anch’essa messo in guardia, affermando che la metà della popolazione libanese rischia di cadere in povertà.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.