L’Algeria nel mezzo di una “crisi multidimensionale” senza precedenti

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 10:07 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro algerino, Abdelaziz Djerad, ha dichiarato, martedì 10 marzo, che il Paese affronterà una “crisi multidimensionale” senza precedenti e ha esortato la popolazione a ridimensionare le richieste da avanzare al governo e a ridurre la loro presenza nelle strade. I commenti del primo ministro si riferiscono alle periodiche proteste che settimanalmente i cittadini algerini continuano a portare avanti nonostante la caduta dellex presidente Abdelaziz Bouteflika e i vari cambiamenti ai vertici del potere. I manifestanti chiedono modifiche radicali nella struttura del potere e il completo ritiro dei militari dalla politica.

“Sarebbe più saggio ridurre la tendenza a fare richieste e limitare l’occupazione esagerata delle strade pubbliche, che aggraveranno solo di più la situazione attuale”, ha detto Djerad in unintervista allagenzia di stampa statale, APS. Le autorità algerine hanno più volte elogiato pubblicamente le proteste di massa definendole un segno del risveglio nazionale, ma, allo stesso tempo, hanno sempre esercitato una certa pressione sui manifestanti attraverso un uso massiccio della polizia durante i cortei e il ricorso agli arresti. Oltre alle proteste generali, che si svolgono ogni venerdì, di frequente ci sono anche manifestazioni più piccole, che in genere chiedono il miglioramento degli standard di vita e dei servizi pubblici.

“Data la gravità dell’attuale situazione economica e sociale, ci si aspetta che tutte le parti si mobilitino per uscire da questa crisi multidimensionale”, ha ribadito con fermezza Djerad. Il nuovo presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, eletto a dicembre con un voto in gran parte respinto dai manifestanti, ha ripetutamente affermato di voler soddisfare le richieste dei movimenti di protesta procedendo con serie modifiche alla costituzione. Il presidente ha anche promesso di voler migliorare gli standard di vita della popolazione, costruendo più scuole e migliori infrastrutture e servizi di trasporto in tutto il Paese. Il governo ha approvato questanno un taglio alla spesa pubblica del 9,2% rispetto al 2019, ma ha mantenuto invariata la politica di sussidi nel tentativo di evitare disordini sociali.

Gli algerini marciano per le strade e le piazze del Paesedal 22 febbraio 2019, chiedendo l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione è diventata più agitata dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. A quel punto, le forze di sicurezza hanno cominciato a utilizzare la forza per disperdere i manifestanti, arrestando i leader e gli organizzatori delle proteste. Con Tebboune, invece, i toni sembrano più pacati e la strategia del governo sembra essere diventata più tollerante verso i manifestanti, in alcuni casi addirittura elogiando il loro impegno civile e tentando di promuovere forme di collaborazione.

Il primo ministro Djerad ha dichiarato a febbraio che il governo intende “costruire un ponte di fiducia con i cittadini“. “Il governo è deciso a ripristinare la fiducia del popolo algerino attraverso il rilancio di valori umani che sono stati repressi in passato, la consacrazione del dissenso, la responsabilità delle istituzioni e l’applicazione di rigorose misure contro la corruzione e la cattiva governance”, ha detto Djerad.

Il governo ha già attuato una serie di iniziative volte ad assecondare le richieste dei manifestanti. Queste comprendono l’abolizione di una tassa per i dipendenti pubblici a basso reddito e l’aumento di risorse per la costruzione di 1 milione di unità abitative nei prossimi anni. Ci sono poi anche riduzioni della spesa su progetti infrastrutturali per allocare più risorse finanziarie per l’istruzione e la salute. Tuttavia, i problemi economici del Paese potrebbero rendere più difficoltoso l’impegno del governo nell’affrontare questioni sociali. Interrogato sul come intende finanziare le nuove unità abitative ed evitare una possibile crisi finanziaria, il premier Djerad ha risposto: “C’è la possibilità di richiedere prestiti stranieri che non compromettano la sovranità del Paese”. A tal proposito, il primo ministro ha citato i prestiti agevolati dei Fondi sovrani dei Paesi arabi e le Banche di Sviluppo africane. 

Le condizioni sociali ed economiche dell’Algeria sembrano però peggiorare da febbraio 2019, dal momento che il governo è stato a lungo impegnato nel cercare di contenere le proteste. Figure imprenditoriali di spicco hanno più volte mostrato crescenti preoccupazioni in merito all’alta disoccupazione e alla possibilità di bancarotta. Il declino economico ha alimentato la rabbia dei manifestanti, che danno la colpa all’élite dominante per lo spreco delle ricchezze derivanti dalle risorse energetiche del Paese e per gli elevati livelli di corruzione. “Voi avete saccheggiato la ricchezza del Paese, ladri”, hanno cantato i manifestanti di Algeri nelle varie proteste di piazza. Djerad ha ammesso che “l’Algeria ha sperimentato una disastrosa cattiva gestione dello Stato negli ultimi anni e che le passate pratiche autoritarie hanno portato al saccheggio e all’appropriazione indebita di molte ricchezze del Paese, nonché alla distruzione sistemica delle sue istituzioni e della sua economia”. Il tasso di disoccupazione è stimato attualmente all’11,7% ed è particolarmente elevato tra i giovani, dove raggiunge il 28%. “L’economia algerina è precipitata nella recessione nel 2014 ed è ancora lontana dal recupero. Si tratta di una recessione simile a quella del 1986, quando il Paese ci mise 16 anni a recuperare”, ha detto a The Arab Weekly un esperto finanziario algerino, Abdelhak Lamiri. “Come la recessione del 1986, anche l’attuale situazione economica è legata a un fragile equilibrio politico”. Gli analisti ritengono che l’Algeria abbia bisogno di riforme profonde per trasformare e diversificare la sua economia. I leader del Paese sono chiamati ad affrontare il prima possibile il difficile compito di mitigare le proteste, in modo da riacquistare stabilità e potersi concentrare sulle questioni economiche.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.