La Turchia chiede alla Russia di far rispettare il cessate il fuoco in Siria

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 19:38 in Russia Turchia

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La Turchia ha denunciato “piccole violazioni” del cessate il fuoco ad Idlib, in Siria, ad opera del governo di Bashar al-Assad e ha chiesto alla Russia di intervenire. 

Tale notizia è stata riferita direttamente dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che ha avvertito che Ankara risponderà pesantemente se le sue postazioni militari in Siria verranno attaccate. “Di fronte al più piccolo attacco, non solo risponderemo, ma lo faremo molto più pesantemente”, ha dichiarato Erdogan in un discorso ad Ankara, l’11 marzo. “Sebbene ci siano solo piccoli incidenti qua e là, il cessate il fuoco ha iniziato a essere violato”, ha affermato il presidente turco. “Stiamo condividendo questi sviluppi con la Russia e ci aspettiamo che prendano provvedimenti”, ha poi aggiunto.

Una delegazione russa è arrivata ad Ankar, il 10 marzo, per discutere i dettagli del cessate il fuoco ad Idlib, raggiunto il 5 marzo. Il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che i colloqui sull’attuazione dell’intesa sono stati finora “positivi e costruttivi”. Oltre alla tregua, Ankara e Mosca hanno concordato anche l’istituzione di un corridoio umanitario e l’organizzazione di pattuglie congiunte, a partire dal 15 marzo prossimo. Queste interesseranno, in particolare, la strada M4, che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Trumba, situata ad Ovest della strategica città di Saraqeb, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Secondo quanto riferito nella dichiarazione congiunta, la zona di sicurezza si estenderà per 6 km a Nord e 6 km a Sud dell’autostrada M4. Nonostante l’accordo turco-russo, tuttavia, l’obiettivo principale di Assad continua ad essere “Idlib ora”, ovvero la riconquista dell’intero governatorato.

Il cessate il fuoco è giunto dopo settimane di scontri via terra e via aerea che hanno visto impegnate le forze di Assad, sostenute da Mosca, ed i gruppi ribelli, supportati dalla Turchia. Questo complesso scacchiere si muove sullo sfondo della guerra civile in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, come conseguenza delle cosiddette “primavere arabe” che hanno sconvolto il Nord Africa e il Medio Oriente. Nello specifico, la provincia di Idlib, al confine con la Turchia, rappresenta l’ultima enclave dei ribelli che si sono opposti al regime di Assad. A partire dalla fine del mese di aprile 2019, Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, che si è intensificata nel mese di dicembre 2019. Ad Idlib, le forze di Ankara controllano 12 postazioni di osservazione, a seguito dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, con cui è stata istituita la cosiddetta zona di “de-escalation”. Tuttavia, il governo di Assad si è detto pronto a riportare tutto il territorio siriano sotto il suo controllo, compresa Idlib, nonostante la presenza di forze straniere.

Fino all’ultima crisi, Putin ed Erdogan erano riusciti a coordinare i propri interessi in Siria. Tuttavia, dopo la morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio, Ankara ha annunciato l’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation. Sia la Turchia sia la Russia hanno espresso forte preoccupazione di fronte a tale crescita delle violenze, ma si sono anche dette riluttanti ad portare avanti un conflitto diretto in Siria. Mosca ed Ankara, nello specifico, sono legate da grandi interessi nel settore energetico. Questi girano prevalentemente intorno al TurkStream, un progetto dell’azienda turca Botam e della russa Gazprom. Si tratta di un gasdotto dalla storia complessa, la cui costruzione è iniziata a maggio 2017. Le prime forniture di gas in Bulgaria attraverso tale struttura sono iniziate il primo gennaio 2020. Il gasdotto ha una capacità totale di 31,5 miliardi di metri cubi e la sua prima linea di questo gasdotto trasporterà 15,75 miliardi di metri cubi di gas russo verso i consumatori turchi. La seconda linea, invece, trasporterà altri 15,75 miliardi di metri cubi verso l’Europa, attraverso la Turchia. Entrambi i Paesi, acquistano grande rilevanza energetica mantenendo viva questa partnership strategica, tanto che gli Stati Uniti si sono fortemente opposti a questo progetto. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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