La Turchia annuncia il primo caso di coronavirus

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 12:01 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia ha annunciato il suo primo caso di coronavirus, nelle prime ore dell’11 marzo, sottolineando che sono state prese tutte le misure precauzionali del caso.

“Un cittadino di sesso maschile è risultato positivo al coronavirus”, ha dichiarato il ministro della Sanità turco, Fahrettin Koca, in una conferenza stampa ad Ankara. “L’individuo infetto ha contratto il virus dopo essere tornato dall’Europa ed è stato completamente isolato”, ha aggiunto. Le condizioni generali del paziente sono buone e tutti i membri della sua famiglia e quelli che sono entrati in contatto con lui sono, al momento, sotto sorveglianza. Le autorità turche ritengono, inoltre, che la diagnosi sia stata precoce e quindi i rischi di una diffusione del virus nel Paese sono limitati. “Uno o più casi di coronavirus non devono essere considerati un’epidemia”, ha osservato il ministro della Sanità.

Il rappresentante del governo di Ankara ha poi sottolineato che il virus non è più forte delle misure che la Turchia sta prendendo, aggiungendo che un paziente in quarantena non è una minaccia per il resto della società. Tuttavia, si richiede cautela, per quanto riguarda i viaggi: “Per favore, non andare all’estero se non è obbligatorio. Dobbiamo seguire le linee guida del Ministero per la protezione contro il coronavirus”. La Turchia ha delineato una strategia da seguire contro l’epidemia. In primis, Ankara ha cercato di proteggersi dalle infezioni provenienti dall’Iran, chiudendo il confine e cancellando tutti i voli da e per il Paese. Tuttavia, al momento, il virus si è diffuso in 6 continenti e in oltre 100 paesi. Il bilancio delle vittime globale è di oltre 4.260 persone, con oltre 118.100 casi confermati, secondo la Johns Hopkins University. 

Stando agli ultimi aggiornamenti dell’11 marzo, in totale, nel vicino Iran, considerato il focolaio dell’intera regione mediorientale, sono 8,042 i casi infetti, mentre le persone guarite ammontano a 2731. I primi casi nel Paese erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso in altre provincie iraniane, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan. In particolare, le infezioni hanno riguardato perlopiù 22 governatorati iraniani, su un totale di 31. Gli ultimi morti, pari a 54, sono stati registrati in sole 24 ore, il 10 marzo, rappresentando il giorno con il maggior numero di decessi in 24 ore. Il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito, il 9 marzo, che la minaccia di una pandemia globale è “molto reale”. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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