La reazione del Kosovo alla minaccia del ritiro degli USA

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 14:59 in Kosovo USA e Canada

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Il premier del Kosovo, Albin Kurti, ha dichiarato di credere che gli Stati Uniti non lasceranno il Paese. Intanto, il presidente, Hashim Thaci, ha chiesto al governo di accettare le richieste di Washington. 

Sono divergenti i pareri in merito alla strategia da perseguire per il ritiro delle tariffe al 100% imposte sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia, chiesto insistentemente dagli Stati Uniti pena il ritiro delle truppe dal Kosovo. 

Da un lato, vi è il premier, il quale sostiene che i militari statunitensi in servizio presso la missione della NATO in Kosovo, la KFOR, non andranno via, aggiungendo anche che in caso di abbandono del Paese non sarà di certo per i dazi imposti da Pristina sui beni provenienti da Belgrado e Sarajevo. 

Nello specifico, Kurti ha dichiarato, l’11 marzo, di aver notato l’intenzione di ritirare le truppe nel figlio del capo della Casa Bianca, ma ha altresì sottolineato che la decisione spetta al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e che suo figlio non ha menzionato l’annullamento dei dazi come possibilità per mantenere i militari in Kosovo. Al contrario, per Kurti le parole del figlio di Trump sono da inserirsi nel più ampio discorso della riduzione del personale in servizio presso i teatri operativi all’estero. 

In aggiunta, il premier del Kosovo ha rivelato di voler mantenere ben saldo il legame con gli Stati Uniti, con cui Pristina intende mantenere una forte partnership e alleanza, nonostante il rapporto tra Kurti e Washington si sia incrinato da quando il primo ministro kosovaro non ha risposto positivamente alla richiesta degli Stati Uniti di ritirare i dazi. 

In posizione diametralmente opposta rispetto al premier di Pristina vi è il Capo di Stato del Kosovo, il quale ha chiesto urgentemente al governo di adottare misure in linea con quanto richiesto dagli Stati Uniti. La strategia perseguita finora, ha specificato Thaci, ha minacciato fin troppo i legami con Washington, mettendo al tempo stesso in discussione il futuro dell’intero Paese.  

Oltre al figlio di Trump, anche il senatore David Perdue aveva dichiarato, il 10 marzo, che gli Stati Uniti potranno ritirare le truppe presenti in Kosovo. Tale messaggio era stato anche condiviso dall’Inviato speciale della Casa Bianca per il negoziato tra Kosovo e Serbia, Richard Grenell, nonché nuovo direttore dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti.  

Il 27 febbraio, Pristina aveva lanciato un primo segnale di apertura nei confronti di Belgrado, grazie all’annuncio da parte del premier di Pristina, Albin Kurti, sulla parziale rimozione delle tariffe sui beni provenienti da Serbia e Bosnia a partire dal 15 marzo. Con tale annuncio, Kurti aveva voluto lanciare un segnale alla Serbia, alla quale aveva chiesto in cambio di porre fine alla sua campagna di lobbying per ottenere il ritiro del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte di Stati terzi.  

In caso di accettazione delle richieste di Kurti da parte di Belgrado, aveva annunciato lo stesso premier, i dazi sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia verranno rimossi del tutto a partire dal 1° aprile per i successivi 90 giorni. Al contrario, se la Serbia non rispetterà quanto chiesto, il Kosovo adotterà dal 1° aprile il principio di reciprocità, inizialmente in ambito commerciale e successivamente economico e politico. Nel frattempo, i dazi sulle materie prime saranno rimossi del tutto.  

I dazi al 100% sui beni provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia, causa di stallo delle relazioni tra Pristina e Belgrado, erano stati imposti il 21 novembre 2018, il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, ostacolata dalla Serbia, accusata di aver condotto propaganda negativa contro Pristina. Da parte sua, la Serbia ritiene che le tariffe al 100% imposte dal Kosovo violino gli accordi regionali in merito alla libertà di movimento e di scambio, motivo per cui, come dichiarato dal presidente di Belgrado, Aleksandar Vucic, il dialogo tra i due Paesi non potrà riprendere prima del ritiro dei dazi da parte di Pristina.  

A tale riguardo, Grenell aveva dichiarato di non sostenere la “mezza misura” di Kurti, dal momento che la posizione di Washington “è molto chiara: le tariffe devono essere abbandonate del tutto”.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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