Grecia: convocato diplomatico turco dopo l’incidente nell’Egeo

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 16:00 in Grecia Turchia

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Il Ministero degli Affari Esteri della Grecia ha convocato l’Ambasciatore della Turchia ad Atene, Burak Ozugergin, a seguito di un video che mostrava l’avvicinamento di una nave turca ad una imbarcazione della Guardia Costiera ellenica. 

Il video, rivela Ekathimerini, era stato pubblicato sul sito web del Ministero dei Trasporti e delle Spedizioni e mostrava un’imbarcazione della Guardia Costiera della Grecia che veniva intimidata da una barca della Turchia nei pressi dell’isola di Kos all’alba dell’11 marzo. 

L’incidente nell’Egeo è stato oggetto di una conferenza stampa del portavoce del Governo ellenico, Stelios Petsas, il quale ha rivelato di aver richiesto spiegazioni ad Ozugergin, come di consueto in queste circostanze.  

Precedentemente, il Ministero dei Trasporti e delle Spedizioni di Atene aveva riportato il “tentativo intenzionale” dell’imbarcazione turca di urtare contro la Guardia Costiera greca. L’incidente, avvenuto all’interno delle acque territoriali della Grecia, non ha causato morti o feriti, ma solo lievi danni all’imbarcazione ellenica. 

Da parte sua, il Ministero degli Affari Esteri di Atene ha dichiarato di non essere sorpresa dagli atteggiamenti della Turchia, le cui azioni e dichiarazioni sono “inaccettabili e possono essere condannate”. Tale condotta, ha aggiunto il Ministero, è la conseguenza di un atteggiamento in continua escalation, il quale oltrepassa i limiti e la logica dell’Europa, i quali saranno tutelati dalla Grecia con tutti i mezzi a sua disposizione. 

Nella stessa giornata, Kathimerini ha riportato di un secondo incidente avvenuto alla frontiera tra Grecia e Turchia. Nello specifico, il sito di informazione ha rivelato che alcuni agenti delle Forze speciali della Turchia hanno sparato contro un mezzo militare della Grecia stazionato al confine terrestre tra i due Paesi.  

Dall’altra parte, la Turchia non ha al momento risposto alle dichiarazioni di Atene. 

Gli incidenti dell’11 marzo giungono in un clima di tensioni tra Grecia e Turchia, in crescita da dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese.   

Poco dopo, il 6 marzo, la Turchia aveva rivelato di aver registrato l‘abbandono delle province di Edirne ed Evros da parte di oltre 142.000 migranti intenzionati a recarsi presso il confine con la Grecia, la quale, dal canto suo, ha affermato di aver respinto almeno 963 stranieri intenti a varcare il confine nelle sole 24 ore tra il 9 e il 10 marzo.    

In aggiunta, Atene sostiene di avere “prove schiacchianti” in merito al fatto che lo spostamento di migranti e rifugiati dalle città turche al confine con la Grecia sia stato “ideato e orchestrato dalla Turchia”, dove i migranti, ha sottolineato Dendias, vivevano già da anni. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con la Turchia.    

Nello specifico, il capo di Stato di Ankara ha più volte sottolineato che se da un lato la Turchia, nel rispetto dell’accordo siglato con l’UE in materia di immigrazione, sta affrontando un peso di oltre 4 milioni di richiedenti asilo, dall’altro l’Europa non ha rispettato gli impegni presi, dato che aveva promesso l’invio di 6 miliardi di euro ad Ankara, ma questi, secondo le dichiarazioni del capo di Stato turco, non sono mai arrivati del tutto. L’UE, invece, sostiene di aver speso l’intera cifra, ma destinando parte del fondo alle organizzazioni internazionali coinvolte e non direttamente alla Turchia.    

Date le tensioni al confine, entrambi i Paesi hanno deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Nello specifico, Ankara ha schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia    

A seguito dell’innalzamento dei criteri di sicurezza, Ankara ha più volte accusato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Anche il 9 marzo, l’agenzia stampa turca, Anadolu, ripresa dallo Yeni Safak, ha riportato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia della Grecia contro i migranti alla frontiera.    

Da parte sua, Atene ha più volte respinto le accuse di Ankara, etichettando tali notizie come “fake news”.    

In tale clima, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il commissario per gli Affari interni, Ylva Johansson, si recheranno, il 12 marzo, in Grecia per discutere delle misure ideate per supportare Atene nella gestione dell’emergenza migratoria, con un focus particolare sulle condizioni dei minori non accompagnati. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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