Arabia Saudita: la prima mossa della preannunciata “guerra dei prezzi del petrolio”

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 15:08 in Arabia Saudita Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Ministero dell’Energia saudita ha chiesto alla compagnia statale Saudi Aramco di aumentare la produzione petrolifera a 13 milioni di barili al giorno. Il rischio è una guerra dei prezzi di petrolio con la Russia.

L’annuncio è giunto mercoledì 11 marzo dalla compagnia petrolifera stessa, e, nello specifico, dall’amministratore delegato Amin H. Nasser, secondo cui la produzione passerà dai 12.3 milioni di barili annunciati per aprile ai 13 milioni. Si tratta di un volume ben più elevato rispetto ai 9.7 milioni prodotti fino ai giorni scorsi, e tale aumento giunge in risposta a un forte calo dei prezzi di petrolio verificatosi a causa della diffusione del coronavirus e della relativa diminuzione della domanda di risorse petrolifere. Fino al 6 marzo scorso, il Regno saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui, tuttavia, la Russia si è opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+. Si tratta di un patto che riunisce i produttori membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e gli altri produttori. Mosca rappresenta una dei principali produttori non OPEC.

Sin dall’inizio del 2020, i prezzi del petrolio si sono pressoché dimezzati. La mattina dell’11 marzo, il parametro di riferimento del Brent è stato pari a 36.05 dollari, con un calo del 3,2%, mentre gli Stati Uniti West Texas Intermediate (WTI) si sono attestati a 33.30, con una diminuzione del 3%. Tuttavia, il giorno peggiore è stato registrato il 9 marzo scorso, quando il prezzo del greggio Brent è crollato di quasi il 30% durante l’apertura dei mercati in Asia e, successivamente, il barile è passato da 45 a 31,52 dollari, registrando una delle più grandi cadute della sua storia, perlomeno dalla Prima Guerra del Golfo, nel 1991.

Secondo quanto riferito da Nasser, Aramco si impegnerà per mettere in atto la direttiva del Ministero saudita nel minor tempo possibile. “In un mercato libero, ogni produttore di petrolio deve mostrare competitività, mantenere e rafforzare la propria quota di mercato” ha affermato il 10 marzo il ministro del Regno, Abdulaziz bin Salman, dopo essere stato accusato dalla Russia di aver creato una situazione di panico nel mercato petrolifero.

La proposta iniziale saudita era di ridurre la produzione petrolifera di una quota pari a 1.5 barili al giorno fino alla fine del 2020, da aggiungersi ai 2.1 milioni di barili concordati con precedenti patti. Ciò avrebbe comportato una riduzione di produzione mondiale di circa il 3.6%, con 500.000 barili in meno per i Paesi non OPEC. Da parte sua, la Russia ha risposto affermando che, a partire dal primo aprile prossimo, nessun Paese sarà tenuto a ridurre la produzione petrolifera e che Mosca si impegnerà ad aumentare anch’essa la propria quota produttiva nel breve termine, con 200-300 mila barili.

Per Bloomberg, si prospetta una lunga e aspra lotta tra i due ex alleati, e attualmente il mercato si trova di fronte a una situazione senza precedenti. Secondo un rapporto della stessa Bloomberg, l’esito di tale “conflitto” sarà determinato dalla capacità di ciascuna parte di danneggiare l’altra, nonché dalla sua capacità di assorbire il danno. L’Arabia Saudita ha più capacità offensive, visti i circa due milioni di barili al giorno di capacità produttiva non sfruttata. Inoltre, Riad potrebbe far leva sulle proprie riserve strategiche per aumentare le forniture in poco tempo. Non da ultimo, il Regno immagazzina greggio anche vicino agli hub di Rotterdam, Okinawa e nel porto egiziano di Sidi Kerir, mentre la Russia non ha una rete di scorte petrolifere strategiche in grado di competere con l’Arabia Saudita. Dal canto suo, però, secondo quanto riferito da Bloomberg, Mosca potrebbe far leva sulle proprie capacità difensive e, soprattutto, sul fondo da 150 miliardi di dollari per far fronte ad un’eventuale recessione e coprire le entrate perse.

Il Financial Times afferma che il Regno saudita ha trascorso decenni investendo nella sua capacità produttiva inutilizzata e ora sta lottando per contendersi quote di mercato e mostrare ai suoi rivali le proprie capacità in termini di energia. Tuttavia, aumentare la produzione, secondo il Financial Times, richiederà probabilmente miliardi di dollari in investimenti, non solo per la gestione delle riserve, ma anche per l’elaborazione e l’esportazione di petrolio. Si tratta, pertanto, di una scommessa per Riad, che rischia di allontanare gli alleati OPEC più vulnerabili a livello economico. Infine, per gli investitori, l’annuncio dell’11 marzo dimostra come Saudi Aramco sia un “braccio dello Stato” e non una compagnia petrolifera internazionale indipendente.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.