Afghanistan: disputa tra governo e talebani per il rilascio dei prigionieri

Pubblicato il 11 marzo 2020 alle 11:43 in Afghanistan Asia

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Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha firmato un decreto per perdonare e liberare 1.500 prigionieri talebani, al fine di dare inizio ai colloqui di pace tra il governo e i talebani. Tuttavia, per questi ultimi, non è abbastanza. 

Il portavoce del governo afghano, Sediq Sediqqi, ha reso noto il provvedimento, firmato da Ghani la sera del 10 marzo. Secondo la prima parte del decreto, i prigionieri che saranno rilasciati sono tenuti a firmare un documento scritto in cui si impegnano non tornare in guerra. La seconda parte sottolinea che il rilascio di 1.500 talebani è un gesto di buona volontà  da parte del governo e sarà avviato il 14 marzo, nelle carceri di Parwan. Ogni giorno verranno rilasciati 100 prigionieri talebani in considerazione di età, stato di salute e tempo rimanente da scontare. Infine, il provvedimento prevede che ,con l’inizio dei colloqui diretti tra il governo afgano e i talebani, ogni 2 settimane verranno rilasciati 500 prigionieri, a condizione che venga rispettata una forte riduzione della violenza. 

Tuttavia, i talebani si sono immediatamente opposti al decreto di Ghani. Secondo un portavoce del gruppo armato, un ordine di rilascio dei prigionieri condizionato è contrario all’accordo tra USAe talebani, firmato a Doha, il 29 febbraio. “È correttamente spiegato nell’accordo di pace che i primi 5.000 prigionieri sarebbero stati liberati e poi sarebbe stato avviato il dialogo afgano”, ha dichiarato Suhail Shaheen, l’11 marzo. “Non abbiamo mai accettato alcuna liberazione condizionata dei prigionieri. Se qualcuno lo sostiene, va contro l’accordo di pace che abbiamo firmato il 29 febbraio”, ha aggiunto il portavoce dei talebani. Tali incertezze arrivano il giorno dopo l’inizio del ritiro di parte delle truppe statunitensi dal Paese, il 10 marzo. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

A tale proposito, Il 6 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva affermato che è possibile che i talebani riprendano il controllo del governo, dopo che le truppe NATO si saranno ritirate. “Alla fine, dovranno proteggersi da soli”, ha affermato. Le nuove dichiarazioni e le nuove violenze sono arrivate dopo poco più di una settimana dalla firma dell’accordo in Qatar per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan. In tale contesto, è importante sottolineare che l’accordo tra USA e talebani è stato firmato nonostante un forte clima di tensioni tra le parti. Il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti prima della sottoscrizione dell’intesa, che era iniziata il 21 febbraio. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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