Praga chiede sostituzione dell’ambasciatore cinese per lettera minatoria

Pubblicato il 10 marzo 2020 alle 17:09 in Cina Repubblica Ceca

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Il primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis, ha dichiarato che la Cina dovrebbe sostituire il proprio ambasciatore a Praga a causa di una lettera minatoria inviata alle autorità ceche. 

È quanto rivelato, il 10 marzo, dall’emittente radio di Stato della Repubblica Ceca, Radio Prague, la quale ha altresì specificato che tale lettera era stata inviata dall’Ambasciata cinese lo scorso 10 gennaio. Nella missiva, l’ufficio diplomatico annunciava ritorsioni contro le principali aziende del Paese centroeuropeo in caso di visita di un senatore ceco, il quale ha nel frattempo perso la vita, a Taiwan. 

Le dichiarazioni di Babis, aggiunge l’emittente, segnalano la possibilità di una ulteriore compromissione delle relazioni tra Cina e Repubblica Ceca. 

Tali relazioni erano state caratterizzate da un momento di tensione già a pochi giorni dall’invio della lettera da parte dell’Ambasciata cinese. Nello specifico, il 13 gennaio il sindaco di Taipei, capitale di Taiwan, Ko Wen-je, si era recato a Praga per firmare un accordo di gemellaggio con la capitale della Repubblica Ceca. L’accordo segnalava un punto di svolta nelle relazioni con la Cina, dal momento che la precedente città gemellata con Praga era Pechino, la quale considera Taipei parte del proprio territorio. In riposta, il 14 gennaio, Shanghai aveva annunciato di aver tagliato tutti i rapporti con Praga, dichiarando di ritenere che la Repubblica Ceca abbia interferito negli affari interni del Paese, “sfidando il principio della Cina unica”. 

Contemporaneamente, il presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, aveva annunciato di non voler partecipare al vertice con la Cina, presieduto dal Capo di Stato, Xi Jinping, nel formato 17+1. Ciò avrebbe privato la Cina di uno dei suoi principali sostenitori europei, un fattore rilevante in vista del vertice della prossima primavera. Nel fornire una spiegazione della propria scelta, Zeman aveva dichiarato di credere che la Cina non abbia rispettato le promesse sugli investimenti in Repubblica Ceca. 

Tuttavia, Zeman aveva in seguito aggiunto che avrebbe potuto cambiare idea in caso di nuove dimostrazioni da parte di Pechino, soprattutto in caso di firma di nuovi accordi commerciali. In seguito, il sito di informazione Seznam Zprávy, ripreso dall’emittente radiofonica di Praga, aveva riportato che Zeman era stato invitato in visita di Stato ufficiale dai vertici della Cina. 

Poco dopo, lposizione di Zeman è cambiata, dato che, lo scorso 4 marzo, il presidente della Repubblica Ceca aveva confermato la propria partecipazione all’incontro dei 17 leader dell’Europa centrale e orientale e la Cina.  

In occasione del vertice 17+1, programmato per l’aprile 2020, ad incontrare il presidente della Cina, Xi Jinping, saranno 12 Stati dell’UE, ovvero Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovenia e Grecia e di 5 aspiranti membri, ovvero Serbia, Bosnia, Montenegro, Albania e Macedonia del Nord. Inizialmente, per conto della Cina al vertice avrebbe dovuto partecipare il premier di Pechino, Li Keqiang, ma lo scorso 3 gennaio, Xi Jinping aveva comunicato di voler partecipare personalmente, il che riflette la crescente importanza che il rapporto con l’Europa riveste per la Cina, in un clima di maggiore tensione con gli Stati Uniti. 

Parallelamente, sono anche i 17 Paesi europei a voler incrementare i propri rapporti con la Cina, come dimostrato da quanto avvenuto nel corso dell’incontro tra Pechino e Atene, quando i due Stati avevano siglato 16 accordi commerciali in settori che vanno dal bancario al turistico e all’energia fotovoltaica. 

Dall’altra parte, i vertici dell’Unione Europea hanno più volte criticato il gruppo dei 17 Paesi +1, considerato una minaccia per quanto riguarda l’omogeneità dell’approccio degli Stati Membri dell’UE nei confronti della Cina, la quale è stata anche accusata di voler espandere la propria influenza in Europa attraverso il progetto della Nuova Via della Seta, con il quale Pechino ha costruito infrastrutture in Paesi europei in difficoltà, quali la Grecia e l’Ungheria. 

Il tema della crescente influenza della Cina negli Stati dell’Europa centrale e orientale è stato anche al centro di uno studio ripreso da Emerging Europe e pubblicato da un think tank ungherese, il Political Capital. 

Nello studio, secondo quanto emerso, gli esperti hanno evidenziato che i Paesi dell’Europa centrale e orientale, e soprattutto Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, sono “particolarmente vulnerabili” all’influenza di regimi autoritari quali Russia, Cina e Turchia, data la debolezza delle strutture democratiche presenti al loro interno. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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