Gli Stati Uniti avviano il ritiro dall’Afghanistan

Pubblicato il 10 marzo 2020 alle 16:55 in Afghanistan USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan, il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio. Tuttavia, molte rimangono le criticità. 

La notizia dell’inizio del ritiro degli USA è stata annunciata da Sonny Leggett, portavoce delle forze statunitensi in Afghanistan. “In conformità con la dichiarazione congiunta USA-Repubblica Islamica dell’Afghanistan e con l’accordo tra Stati Uniti e talebani, le forze armate statunitensi in Afghanistan (USFOR-A) hanno iniziato la riduzione delle truppe a 8.600 unità in 135 giorni”, ha dichiarato Leggett. “La USFOR-A mantiene tutti i mezzi e le autorità militari per raggiungere i nostri obiettivi, incluso lo svolgimento di operazioni antiterrorismo contro al-Qaeda e l’ISIS della provincia del Khorasan e il sostegno alle forze di difesa e sicurezza nazionali afgane”, ha aggiunto il rappresentante degli USA. 

Nelle stesse ore, il 10 marzo, il governo afghani sta anche discutendo del rilascio di 5.000 prigionieri talebani, come previsto sia nell’accordo USA-talebani sia nella dichiarazione afgano-americana. Il rilascio dei prigionieri, la nomina di una squadra negoziale e il ritiro delle truppe statunitensi sono i punti principali degli sforzi di pace che apriranno la strada ai negoziati intra-afghani, nelle prossime settimane. A tale proposito, i funzionari locali nella provincia meridionale di Helmand hanno dichiarato che almeno 100 soldati statunitensi hanno lasciato una base USA della città di Lashkargah, il  5 marzo, e si sono recate a Camp Shorab, a Nord-Ovest. “È stato deciso di spostare la base a Shorab e, in caso il numero diminuisse, è previsto che tornino nel proprio Paese”, ha riferito il governatore di Helmand, Yasin Khan, ai media locali afghani.

L’inizio della riduzione delle truppe statunitensi in Afghanistan arriva insieme ad una serie di critiche dentro il Paese, ma anche internazionali. Dagli Stati Uniti il senatore Chris Murphy, in una serie di tweet, ha ribadito che il ritiro delle forze statunitensi non farà del bene all’Afghanistan e che stava succedendo tutto troppo in fretta. “Oggi ho ricevuto un briefing con informazioni riservate sull’accordo con i talebani. Sono stato un sostenitore delle negoziazioni, ma più mi informo, più mi preoccupo che Trump sia stato truffato”, ha scritto il senatore. “L’accordo abbandona il governo afghano alla sua sorte, programmando il ritiro degli USA prima di un accordo tra talebani e governo afgano. La nostra presenza militare avrebbe potuto essere usata come leva per aiutare gli afgani a ottenere concessioni dai talebani, ad esempio sulla protezione dei diritti di donne e bambini”, ha aggiunto il senatore Murphy. 

Anche molti afghani sono preoccupati dalla situazione. “Il ritiro non è stato a nostro favore fin dall’inizio, e non è positivo per noi in questo momento, e non lo sarà in futuro”, ha dichiarato Attaullah Afghan, capo del Consiglio Provinciale di Helmand, lamentandosi delle difficoltà di fronteggiare militarmente le minacce islamiste presenti nel Paese. La riduzione delle truppe statunitensi, inoltre, arriva all’indomani di un nuovo attacco, che ha interrotto la cerimonia di inaugurazione del nuovo mandato del presidente afghano, Ashraf Ghani, a Kabul, il 9 marzo. L’ISIS ha rivendicato l’assalto, che è ormai il secondo in meno di una settimana. 

Il video pubblicato dal Washington Post mostra Ghani che tiene il proprio discorso, quando si sente la prima esplosione. Il quotidiano ha riferito che il presidente stava promettendo di sbarazzarsi del “male della corruzione e della burocrazia” nel Paese, quando il primo razzo ha scosso il palazzo presidenziale. Ghani ha poi continuato a parlare mentre si udivano spari ed esplosioni, chiedendo alla folla di mantenere la calma. “Abbiamo assistito ad attacchi peggiori. Non abbiate paura di due piccole esplosioni”, ha dichiarato il presidente di Kabul. Nasrat Rahimi, portavoce del Ministero degli Interni dell’Afghanistan, ha poi comunicato che 4 missili hanno colpito un terreno nei pressi della cerimonia di inaugurazione. Tuttavia, nessuno è rimasto ucciso e solo un poliziotto ha riportato ferite superficiali.

Il 9 marzo era stato dichiarato un giorno di festa nazionale a Kabul e numerose strade sono state chiuse al traffico intorno al sito di inaugurazione, con i residenti che sono stati incoraggiati a rimanere in casa. L’assalto, tuttavia, è avvenuto nonostante le forze di sicurezza avessero adottato misure straordinarie e arriva in un momento di particolare tensione per l’Afghanistan. Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco missilistico, secondo quanto ha riferito il gruppo in una dichiarazione sul proprio canale di Telegram. Tuttavia, nessuna prova a tale riguardo è stata fornita. L’ultima aggressione del gruppo islamista, in Afghanistan, risale al 6 marzo, quando i militanti avevano attaccato una cerimonia in ricordo di un leader della minoranza Hazara, a Kabul, uccidendo almeno 27 persone. 

Lo stesso giorno, il 6 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva affermato che è possibile che i talebani riprendano il controllo del governo afgano, dopo che le truppe NATO si saranno ritirate, a seguito dell’accordo sottoscritto il 29 febbraio tra il gruppo armato afghano e Washington. “Alla fine, dovranno proteggersi da soli”, ha affermato. Le nuove dichiarazioni e le nuove violenze arrivano dopo poco più di una settimana dalla firma dell’accordo in Qatar per il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, il 29 febbraio. In tale contesto, è importante sottolineare che l’accordo tra USA e talebani è stato firmato nonostante un forte clima di tensioni tra le parti. Il governo afghano ha più volte accusato i talebani di non aver rispettato la settimana di cessazione delle violenze richiesta dagli Stati Uniti prima della sottoscrizione dell’intesa, che era iniziata il 21 febbraio. Secondo i rappresentanti di Kabul, 19 agenti della forza di sicurezza e 4 civili sono stati uccisi dagli attacchi del gruppo militante islamista a partire dal 21 al 26 febbraio.

Washington, da parte sua, non ha commentato tali episodi. Il mancato rispetto della settimana di cessazione delle violenze ha fatto subito temere per il futuro dell’Afghanistan, in caso di ritiro delle truppe della NATO. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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