Emergenza coronavirus: Xi Jinping visita la città di Wuhan

Pubblicato il 10 marzo 2020 alle 14:01 in Asia Cina

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Il presidente cinese, Xi Jinping, si è recato per la prima volta a Wuhan, epicentro dell’epidemia, dallo scoppio del coronavirus. Si tratta di un segnale positivo sulla gestione della crisi sanitaria. 

Xi, che non è stato particolarmente sotto i riflettori durante l’epidemia, ha fatto la sua prima apparizione nella regione chiave per la diffusione del virus, la provincia di Hubei, il 10 marzo. L’agenzia di stampa cinese, Xinhua, ha dichiarato che il presidente vuole “esprimere i propri saluti” alle persone colpite dall’infezione, compresi operatori sanitari e pazienti. Xi ha iniziato la sua visita all’ospedale di Huoshenshan, una delle strutture mediche temporanee per il trattamento di pazienti in condizioni gravi. Le immagini pubblicate dai media mostrano Xi che saluta gli operatori sanitari e incontra i funzionari della città. Il presidente ha anche tenuto una video conferenza con un paziente affetto dal virus.

Più di 80.000 persone sono state infettate in Cina e oltre 3.100 sono decedute. La visita di Xi è arrivata in un momento in cui i casi di infezione da coronavirus sono in costante calo nel Paese. Negli ultimi giorni, sono state segnalati solo poche decine di casi, rispetto alle migliaia registrate durante il picco dell’epidemia. Intanto, il 9 marzo, il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che la minaccia di una pandemia di coronavirus globale è “molto reale”. Tuttavia, i focolai nei vari Paesi possono ancora essere controllati attraverso una combinazione di misure di contenimento e mitigazione, secondo l’OMS. “Ora che il virus ha un punto d’appoggio in così tanti Paesi, la minaccia di una pandemia è diventata molto reale”, ha riferito Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione, durante una conferenza stampa, il 9 marzo. “Ma sarebbe la prima pandemia che può essere controllata. La cosa più importante è che non siamo in balia del virus”, ha aggiunto. 

Quattro Paesi rappresentano il 93% dei 110.000 casi in tutto il mondo, ha affermato Tedros. “Siamo incoraggiati dal fatto che l’Italia stia adottando misure aggressive per contenere la sua epidemia e speriamo che tali misure si dimostrino efficaci nei prossimi giorni”, ha poi sottolineato. In Italia, circa 16 milioni di persone sono attualmente in quarantena, e in un solo giorno sono stati registrati 97 decessi, portando il totale a 463. Il bilancio delle vittime in Iran è salito a 237, con 43 nuovi decessi il 9 marzo. Il coronavirus, in Italia, preoccupa molto nelle carceri. Proteste violente sono scoppiate in 27 strutture penitenziarie italiane contro le restrizioni imposte per contenere l’epidemia. Preoccupati dal sovraffollamento e dalle precarie condizioni sanitarie e strutturali delle carceri, i detenuti, ma anche il personale, hanno chiesto al governo di intervenire con misure più efficaci. Molti dei prigionieri hanno chiesto rilasci ed amnistie d’emergenza. I disordini più gravi sono scoppiati a Modena, l’8 marzo, causando la morte di 6 detenuti. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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