Coronavirus in Africa: primi casi anche in Burkina Faso

Pubblicato il 10 marzo 2020 alle 10:10 in Africa Burkina Faso

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Burkina Faso ha confermato i suoi primi due casi di coronavirus. Si tratta di una coppia di ritorno nel Paese africano dopo un viaggio in Francia. I due, marito e moglie, si trovano ora in isolamento, secondo quanto reso noto dal Ministero della Salute burkinabè.

A questo punto, diventano 10 i Paesi africani dove è stato accertato il contagio. Oltre al Burkina Faso, hanno registrato pazienti positivi l’Egitto, l’Algeria, la Tunisia, il Marocco, il Senegal, la Nigeria, il Sudafrica, il Camerun e il Togo. Allo stato attuale, il numero delle persone ancora infette in ciascuno degli Stati del continente è il seguente: 2 in Camerun, 7 in Sudafrica, 2 in Nigeria, 1 in Togo, 2 in Burkina Faso, 3 in Senegal, 2 in Marocco, 20 in Algeria, 5 in Tunisia, 57 in Egitto.

Il bilancio dei contagiati in Egitto è salito a circa 57 persone, dopo che, sabato 7 marzo, sono stati individuati 45 casi sospetti su una nave da crociera di passaggio sul Nilo e diretta da Assuan a Luxor. Il Ministero della Salute ha dichiarato che le persone sono state messe in quarantena, sebbene 11 di loro siano risultate negative ai test di follow-up. La nave è attraccata a Luxor, domenica 8 marzo, con 171 persone a bordo, 101 stranieri e 70 membri dell’equipaggio di nazionalità egiziana.

Secondo uno studio della rivista medica Lancet, l’Egitto, l’Algeria e il Sudafrica sono i Paesi africani a più alto rischio di diffusione del virus, in particolare per l’elevato numero di viaggi e le intense relazioni commerciali con la Cina. Le misure adottate dai Paesi africani includono lo screening della temperatura nei punti di ingresso, le raccomandazioni a evitare viaggi in Cina e la diffusione di informazioni sanitarie avanzate sia al personale medico sia al pubblico generale. Tuttavia, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, ha affermato di essere seriamente preoccupato per la diffusione del virus in Paesi con sistemi sanitari deboli, come molti Stati africani. Il timore è che, nonostante la percentuale di letalità del coronavirus sia bassa, questa possa aumentare viste le condizioni in cui vive più del 40% della popolazione africana, ovvero sotto la soglia di povertà. Una caratteristica peculiare del nuovo virus è infatti la velocità di contagio elevata. A gennaio, l’organizzazione ha dichiarato il coronavirus un’emergenza sanitaria mondiale. L’OMS ha poi identificato 13 Stati africani che rischiano di più a causa del volume dei loro collegamenti con la Cina. Tra questi ci sono l’Algeria, l’Etiopia, il Sudafrica e la Nigeria.

Il coronavirus, confermato il 7 gennaio nella città cinese di Wuhan, si è ormai diffuso in circa 90 Paesi. Secondo l’OMS, si tratta di un’emergenza di dimensioni mondiali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.