Corea del Nord: nuova esercitazione militare

Pubblicato il 10 marzo 2020 alle 15:23 in Corea del Nord Corea del Sud

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Il leader nordcoreano, Kim Jong Un, ha supervisionato una nuova esercitazione di artiglieria con razzi a fuoco vivo, il 10 marzo. Si tratta del secondo episodio in una settimana, mentre il Paese continua ad espandere le proprie capacità militari.

Il rapporto dell’agenzia stampa nordcoreana di Pyongyang (KCNA) è arrivato il giorno dopo che l’esercito della Corea del Sud aveva rilevato il lancio di 3 proiettili a corto raggio dalla costa orientale della Corea del Nord. La KCNA ha dichiarato che Kim ha mostrato grande soddisfazione per le eccellenti performance delle sue unità di artiglieria in prima linea. L’esercitazione era mirata a mettere alla prova le abilità di eseguire i contrattacchi più rapidi possibili.

Un quotidiano locale di Pyongyang ha pubblicato le foto dei missili lanciati da lanciarazzi multipli e che hanno  quello che sembrava essere un bersaglio su un isola. Kim è stato fotografato mentre indossava un cappello di pelliccia nera e osservava le esercitazioni attraverso un binocolo, accanto a un ufficiale militare che indossava una maschera nera, probabilmente contro il coronavirus. Il leader supremo nordcoreano, invece, non aveva nessun tipo di protezione. Infine, la KCNA ha dichiarato che Kim ha promesso di aumentare la potenza dell’artiglieria del Paese, con le “armi di servizio più forti al mondo di cui tutti hanno paura”. 

La Corea del Nord aveva effettuato il lancio di 3 missili, non identificati, il 9 marzo. Questi hanno viaggiato per 200 chilometri, raggiungendo un’altitudine di 50 chilometri. “Attualmente, i nostri militari stanno monitorando i movimenti, in caso di un ulteriore lancio”, aveva riferito il Ministero della Difesa della Corea del Sud, aggiungendo che tali operazioni consistevano in una violazione degli accordi in vigore con Pyongyang. Secondo le autorità sudcoreane potrebbe trattarsi di “esercitazioni di attacco congiunto che includono diversi tipi di lanciarazzi multipli” nell’ambito delle esercitazioni militari invernali di Pyongyang.

L’ultimo lancio di questo tipo era stato effettuato il 2 marzo, dalla costa orientale della penisola. In tale occasione, i missili hanno volato per 240 chilometri, raggiungendo un’altezza di 35 chilometri. Il test arrivava poco più di un mese dopo che un rappresentante di Pyongyang aveva reso noto che il Paese avrebbe ripreso con la sperimentazione di missili a lungo raggio. Il 21 gennaio, Ju Yong Chol, consigliere della missione della Corea del Nord presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha affermato che negli ultimi 2 anni il suo Paese aveva interrotto i test nucleari e i lanci di missili balistici intercontinentali “al fine di rafforzare la fiducia con gli Stati Uniti”, senza però osservare risultati positivi.

Il processo diplomatico per favorire il dialogo nella penisola coreana è momentaneamente in stallo. Uno storico primo summit tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto luogo il 12 giugno 2018 a Singapore e si era concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione. Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari. In occasione del secondo incontro, avvenuto il 28 febbraio dell’anno successivo, i colloqui tra le due parti erano naufragati inaspettatamente a causa di un disaccordo sull’eliminazione delle sanzioni. 

I negoziati tra USA e Corea del Nord erano poi ripresi il 5 ottobre 2019 a Stoccolma. Tuttavia, il capo della delegazione nordcoreana aveva accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un nuovo stop ai colloqui. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien, il 13 gennaio, aveva dichiarato che gli Stati Uniti avevano contattato la Corea del Nord per cercare di riprendere i colloqui. O’Brien aveva anche affermato che ci sono segnali positivi nei rapporti tra i due Paesi. Tra questi, ha nominato il fatto che il leader nordcoreano non avesse agito a seguito delle minacce, relative ad un possibile “regalo di Natale” da Pyongyang a Washington. Tali affermazioni erano state pronunciate dal vice ministro degli Esteri nordcoreano, il 2 dicembre. Alcuni analisti avevano suggerito che tale dichiarazione poteva indicare che Pyongyang stava preparando un test missilistico a lungo raggio. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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