Serbia: in centinaia in protesta contro i migranti

Pubblicato il 9 marzo 2020 alle 16:08 in Immigrazione Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di cittadini della Serbia hanno protestato, domenica 8 marzo, a Belgrado, contro la presenza di migranti e rifugiati nel Paese. 

È quanto rivelato, lunedì 9 marzo, dal Radio Free Europe – Radio Liberty, il quale ha aggiunto che le proteste sono state principalmente organizzate dalle “pattuglie del popolo”, gruppi non formali che da tempo minacciano i migranti.  

In merito alle proteste, il Balkan Insight ha specificato che sono stati almeno 200 i cittadini serbi che si sono riuniti nella capitale, dove hanno manifestato contro i migranti e hanno annunciato di voler organizzare turni di ronde per identificare gli stranieri a Belgrado. Nello specifico, i manifestanti esprimevano la propria preoccupazione in merito alla possibilità dell’aumento dei migranti in Serbia, facendo sia riferimento a coloro i quali hanno già transitato per il Paese per dirigersi altrove, sia a chi raggiunge la Serbia per la prima volta. 

In virtù di tali preoccupazioni, i manifestanti hanno dichiarato più volte di voler organizzare ronde per la città al fine di garantire la sicurezza dello Stato. 

Al termine della manifestazione, alcuni cittadini hanno avviato una marcia per le strade di Belgrado, dove uno dei manifestanti, di cui non si conosce l’identità, ha lanciato pietre contro la sede del Commissariato per i Migranti e i Rifugiati. 

A tale riguardo, il commissario della Serbia per i Rifugiati e le Politiche Migratorie, Vladimir Cucic, ha dichiarato che la manifestazione ha rappresentato un momento di “grande vergogna e disgrazia”. 

Tuttavia, Cucic ha specificato di non sentirsi umiliato, dal momento che se in totale in Serbia vi sono 200 xenofobi, ciò rappresenta comunque un dato positivo.  

Secondo quanto riportato dal quotidiano, in Serbia l’assemblamento di gruppi di destra ha avuto inizio verso la fine di febbraio 2020, con la nascita delle “Ronde nazionali”, un gruppo che si occupa di intercettare e spaventare i migranti che si trovano a Belgrado. Le attività del gruppo, data la loro natura, sono attualmente oggetto di indagine della Procura pubblica di Belgrado. 

Proteste simili a quelle dell’8 marzo, in aggiunta, sono state organizzate a Subotica e Pozarevac, confermando la crescita del sentimento anti-immigrati nel Paese. Principalmente, aggiunge il quotidiano, ciò viene alimentato dalla disseminazione di fake news sui social network, soprattutto in merito alle false violenze e agli abusi esercitati dai migranti sulle donne serbe. 

Il Balkan Insight rivela che il Commissariato per i Rifugiati della Serbia è stato fondato nel 1992 al fine di occuparsi principalmente delle necessità dei migranti che raggiungevano il Paese dalla Croazia, dalla Bosnia e dal Kosovo all’epoca della dissoluzione della Yugoslavia. Nell’ultimo periodo, tuttavia, il Commissariato si occupa principalmente della gestione delle necessità dei migranti e richiedenti asilo provenienti dal Medio Oriente. 

Le proteste dell’8 marzo, in aggiunta, giungono in seguito all’annuncio, rilasciato il 27 febbraio, del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, in merito all’apertura della propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Dopo tale annuncio, 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio e da allora la frontiera tra Grecia e Turchia è teatro di alte tensioni tra i due Paesi. 

In tale contesto, dato il rischio dell’aumento dei migranti intenzionati a raggiungere l’Europa attraverso la rotta balcanica, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, aveva rivelato, il 6 marzo, di essere intenzionato a chiudere le frontiere del Paese in caso di minacce alla sicurezza nazionale di Belgrado.  

Nello specifico, Vucic aveva in tale occasione annunciato di aver richiesto all’Esercito serbo, all’Agenzia per la Sicurezza delle Informazioni e al Ministero dell’Interno, di elaborare una strategia per la chiusura dei confini della Serbia in caso di emergenza. La chiusura dei confini, aveva specificato Vucic, potrà richiedere massimo 12 ore. 

Attualmente, secondo le stime del Ministero dell’Interno, in Serbia vi sono circa 6.000 rifugiati, i quali raggiungono il Paese balcanico nel tentativo di utilizzarlo come territorio di transito per giungere in Europa dalla Croazia o dall’Ungheria. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale  

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.